Sulla base dei dati io dico che la qualità dell’aria ora al rione Tamburi di Taranto è eccellente”. Sono le parole pronunciate il 24 ottobre scorso da Giorgio Assennato, direttore generale dell’Arpa Puglia, annoverato tra i 53 indagati nell’inchiesta sull’Ilva di Taranto. Il dirigente il 30 ottobre è stato accusato di favoreggiamento a seguito delle pressioni su di lui esercitate dal governatore della Regione Puglia Nichi Vendola, indagato per concussione, perché ammorbidisse le sue posizioni sull’Ilva. Neppure una settimana prima dell’informazione di garanzia, Assennato ha partecipato alla conferenza “Ilva, tra salute, ambiente e lavoro”, organizzata dalla sezione tarantina di Sel. E le sue parole inequivocabili sullo stato ambientale del rione Tamburi hanno scatenato vibranti proteste e durissime contestazioni tra il pubblico. “E’ uno scandalo dire queste cose”, ha urlato qualcuno. “Non lo dico io, lo dicono i dati. E sono dati trasparenti”, ha replicato il funzionario, visibilmente imbarazzato nella ridda delle grida di dissenso. E alla fine ha sbottato: “Guardate che non ho nessuna paura. Comunque, vi dico che sono un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni. E chiedo alle forze dell’ordine, se presenti, di identificare chi ha parlato, perché risponderà delle accuse infamanti che fa”. Il monito non ha sortito gli effetti sperati, ma al contrario ha arroventato la bagarre e scatenato un “buuh” all’unisono. “Basta, io non ho paura di nessuno” – ha rincarato Assennato – “né di chi alza la voce, né di chi alza le mani. Dico sempre che qualche anno fa telefonarono ai miei e dissero: ‘I fascisti hanno fracassato la testa a tuo figlio’. Per fortuna non era vero, ma mia madre si spaventò. Non ho certamente paura di due teppistelli locali, non ho assolutamente pauradi Gisella Ruccia