Sono 17 gli arresti eseguiti dai carabinieri in un’operazione contro la ‘ndrangheta del crotonese. Per le indagini è stato decisivo il contributo di Lea Garofalo, la testimone di giustizia uccisa e fatta bruciare dal compagno Carlo Cosco. I reati contestati dagli investigatori sono associazione mafiosa, omicidi, estorsioni e spaccio di droga. In particolare, le indagini si sono concentrate su sette delitti avvenuti in provincia di Crotone tra il 1989 e il 2007, soprattutto nell’area di Petilia Policastro.

L’indagine e’ stata coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Due arresti sono avvenuti a Torino e Reggio Emilia, altre ordinanze di custodia cautelari sono state notificate a persone già in carcere, ma l’operazione ha interessato anche i centri di Mesoraca (Crotone), Catanzaro, Milano, Asti, Benevento e L’Aquila. Tra gli arrestati compare anche Nicolino Grande Aracri, ritenuto il capo dell’omonima cosca di Cutro. Già detenuto in carcere, al boss è contestato  un omicidio nell’ambito della guerra tra cosche scatenata tra la fine degli anni ottanta e la prima decade degli anni 2000. L’operazione delle forze dell’ordine ha colpito soprattutto vertici e affiliati del clan Comberiati di Petilia Policastro, ma dalle indagini sono emersi collegamenti importanti anche con altre realtà di ‘ndrangheta del Crotonese, come appunto quella dei Grande Aracri di Cutro.

Numerose le intercettazioni telefoniche ed ambientali a riscontro di dichiarazioni di collaboratori di giustizia, tra le quali, appunto, quelle di Lea Garofalo. Il 19 ottobre, a Milano, si sono svolti i suoi funerali, a distanza di quattro anni dalla morte. Durante la cerimonia si è collegata telefonicamente anche la figlia della donna, Denise Cosco, che vive da tempo sotto protezione in una località segreta. Lea Garofalo aveva cominciato a collaborare con i magistrati nel 2002, fornendo informazioni sulle cosche di Crotone. Nel novembre del 2009, il marito Carlo Cosco attirò l’ex compagna in un agguato: quattro uomini la rapirono, la torturarono e la strngolarono, sciogliendo poi il suo corpo in un terreno nel monzese.