Con 141,8 miliardi di fardello su base lorda, il totale dei crediti in sofferenza del sistema bancario italiano (ovvero quelli la cui riscossione è a rischio poiché i debitori si trovano in stato d’insolvenza) ha registrato nel mese di agosto l’ennesima preoccupante impennata. Un dato, quello riferito nelle ultime settimane dall’Associazione bancaria italiana (Abi), che dipinge il quadro peggiore degli ultimi 14 anni – il rapporto tra prestiti a soggetti insolventi e finanziamenti concessi alla clientela ordinaria viaggia al 7,32%, il valore più alto dal 1999 – ed evidenzia, va da sé, l’ennesimo effetto della crisi.

Ma ad incidere su questa massa di credito destinata alla svalutazione ci sono anche un paio di fattori nascosti: i maxi prestiti alla clientela top e la predominante responsabilità dei massimi livelli dirigenziali. Lo rivela uno studio riservato della Fiba, il sindacato del settore bancario e assicurativo della Cisl, che punta implicitamente il dito contro una nota questione irrisolta: quella, per dirla con un eufemismo, dei “grandi debitori”.

“Una parte significativa delle sofferenze è legata ai crediti erogati a grandi personaggi, amici e ‘furbetti’ vari”, dichiara il segretario generale di Fiba Cisl, Giulio Romani. “L’Abi ha disdettato il contratto nazionale dei bancari: non riconoscere l’adeguamento inflazionistico consentirebbe alle banche di risparmiare 1,7 miliardi. Ma parliamo pur sempre delle stesse banche che hanno erogato miliardi a Romain Zaleski, a Ligresti e a Danilo Coppola o concesso liquidazioni milionarie a Vigni, Bianconi, Cucchiani, Profumo e Geronzi. Con i soli soldi che si perdono attualmente su Zaleski si potrebbe coprire la copertura inflattiva a regime di un intero contratto per tutti i dipendenti bancari…”.

Alcuni dati forniti da Bankitalia, ricorda Romani, “ci dicono due cose importanti: i singoli importi delle sofferenze divisi per scaglioni e l’indice di autonomia di erogazioni dei capi filiale da cui è possibile ricostruire quello della filiera da direttore generale in su”. Sono gli elementi all’origine dell’analisi. Partiamo dalle sofferenze divise per categorie. Nei dati analizzati dalla Fiba, le sofferenze sui prestiti di importo compreso tra i 250 e i 30 mila euro, ammontano a circa 6,2 miliardi di euro. Quelle sui prestiti da 250mila a mezzo milione di euro a quasi 11 miliardi.

Nello scaglione 5-25 milioni si sale a 25 miliardi contro i 13,8 dei prestiti di importo singolo superiore. Tra il 2009 e il 2012 le sofferenze sui prestiti di importo più basso (primo scaglione) sono aumentate del 187%, mentre quelle sui prestiti dello scaglione più elevato sono cresciute del 362 per cento. Passiamo all’autonomia. A decidere sulle richieste di prestito sono diversi soggetti, dal direttore di filiale fino al Consiglio d’amministrazione, e a fare la differenza sono le autonomie sugli importi: per i prestiti di importo inferiore a 125mila euro decide il titolare di filiale, mentre per quelli compresi tra i 125 mila e 2,5 milioni deve attivarsi la “filiera” superiore fino al direttore generale. Per i prestiti più onerosi la palla passa infine al management più elevato fino al Consiglio d’amministrazione.

Ed è qui che incrociando i dati emerge un quadro impressionante. Su un totale di circa 126 miliardi rilevato a fine 2012, il 16% delle sofferenze totali (circa 20 miliardi) sono imputabili a decisioni del titolare della filiare. Il 43% (54 miliardi circa) coinvolge il resto della filiera fino al direttore generale compreso. I restanti 52 (il 41% del totale) sono ascrivibili a scelte compiute a livelli superiori fino al Consiglio di amministrazione. “Incrociando ulteriormente i dati – dichiara Romani – potremmo ipotizzare che oltre la metà delle sofferenze bancarie sia imputabile a delibere emesse dal direttore generale in su. Come dire che un centinaio di persone è causa della maggioranza delle sofferenze mentre le responsabilità di 300mila impiegati e quadri si riducono a meno del 50% del totale”. I dati dovranno essere ulteriormente aggiornati, ma il trend è chiaro.

Primo perché come si diceva ad aumentare sono soprattutto le sofferenze sui prestiti più elevati, secondo perché le sofferenze nel loro complesso continuano a salire e terzo perché il credito tende a concentrarsi presso la clientela più facoltosa che chiede prestiti di importo maggiore e ha a che fare con il management più elevato. Ad oggi, rileva lo studio della Fiba, lo 0,5% dei clienti ha ottenuto il 56% del credito erogato contro il 51% di tre anni fa. A conti fatti, meno di 17.500 persone si trovano a utilizzare oltre 720 miliardi di euro. I restanti 570 miliardi sono utilizzati da quasi 3,5 milioni di persone.