L’Aquila è tornata a volare. La metafora viene da sé e i tifosi rossoblu, dopo tante sofferenze, non sono disposti a lesinare sulla retorica. Erano 12 anni che L’Aquila calcio non vedeva la vetta della Prima Divisione, la ex C1. Ci è riuscita al primo anno nella nuova categoria. Un’impresa che si accompagna a quella dei cugini del Lanciano, primi in B, e che vale doppio: da quel maledetto terremoto del 6 aprile sono passati 4 anni e mezzo, ma la ricostruzione va a rilento. Lo sport diventa allora un’occasione di riscatto, di orgoglio ritrovato per una comunità oltre che un’occasione di aggregazione e socialità.

Nel 2009, all’epoca del sisma, la società era precipitata in Eccellenza, complice il secondo fallimento nel giro di pochi anni. Ora L’Aquila è nelle mani dell’imprenditore Corrado Chiodi, che ha raccolto attorno a sé una decina di soci tutti impegnati nella ricostruzione edilizia. E’ lì che girano i pochi soldi di un’economia devastata. “Il calcio è lo specchio della realtà – dice Chiodi -. L’Aquila deve ridare la carica necessaria alla gente che è demoralizzata”.

Aiutano, e non poco, le giocate del brasiliano De Sousa e la solidità di capitan Carcione o di Lorenzo Del Pinto, unico aquilano in squadra. Assieme ai giovani prestati dalla Roma stanno tenendo la squadra lassù nonostante la concorrenza agguerrita di Lecce, Pisa e Frosinone. “Le aspettative sono forti”, spiega Nello Avellani, direttore di news-town.it, osservatorio della città che cambia. “Solo pochi mesi fa la promozione è stata festeggiata per giorni nelle strade. Lo sport viene visto come un modo per ripartire: ben venga”.

Il botteghino dimostra quanto sia grande l’entusiasmo. La domenica della partita lo stadio è sempre pieno, colorato e chiassoso. Le strutture rimangono la nota dolente: il sisma ha reso inagibili diversi impianti. L’Aquila oggi gioca al Tommaso Fattori, appena fuori dal centro storico. E’ stato per lungo tempo l’unico campo funzionante, ma rimane inadatto per la categoria e ha una curva ancora chiusa al pubblico. I rossoblu, inoltre, devono condividerlo con la palla ovale. Il rugby rimane la disciplina principe in città. La notte del terremoto i rugbisti aquilani furono in prima linea durante i soccorsi. Il pilone Lorenzo Sebastiani fu una delle 308 vittime. Giocare la domenica dopo il rugby, chiaramente, comporta non pochi problemi per i calciatori sempre alle prese con zolle assassine. 

Il Fattori, come molte cose a L’Aquila, è una soluzione provvisoria. Già da tempo la squadra si sarebbe dovuta trasferire all’Acquasanta, un impianto in fase di ultimazione nei pressi del cimitero monumentale. Qui, dopo il sisma, fu allestita una delle tendopoli principali. Il Gran Sasso d’Italia, questo il nome ufficiale, avrà 6.700 posti a sedere. Sarà il primo stadio italiano completamente privo di barriere. Il ritardo nei lavori, però, si è fatto cronico e i soldi mancano. Dare tempi certi sarebbe un atto di fede nella tormentata ricostruzione aquilana: l’inaugurazione, se va bene, arriverà in primavera. Chissà se in tempo per la fine del campionato, chissà se potrà vedere L’Aquila spiccare un nuovo volo.