Senza riforme strutturali, “l’amnistia è inutile”. Il reato di clandestinità è “inutile e dannoso”. La riforma della giustizia è stata otacolata “dai processi nei confronti di alcuni politici” e dalle “leggi ad personam“. Servono “correttivi alla legge Severino“. E gli attacchi alla magistratura, che “non è al servizio di alcuna parte politica”, sono “un grave pericolo per il sistema democratico”. E’ giocata tutta all’attacco la relazione del presidente Rodolfo Sabelli in apertura del congresso dell’Associazione nazionale magistrati

“Si impone una riflessione sul ruolo della giurisdizione e sui rapporti fra la magistratura, le altre istituzioni e i cittadini”, ha affermato Sabelli aprendo il congresso dal titolo “Giustizia e società – L’orizzonte possibile”. “La rappresentazione della giustizia come funzione piegata a scopi politici, l’attacco scomposto alle sentenze delle quali si impone il rispetto, e l’attribuzione alla magistratura di pregiudizi di carattere ideologico costituiscono non soltanto un oltraggio rivolto all’ordine giudiziario, ma anche un grave pericolo per il sistema democratico”, ha continuato. La magistratura e l’Anm, ribadisce Sabelli, “non sposano ideologie politiche e non sono al servizio di alcuna parte politica”.

E invece “nei rapporti tra politica e magistratura proseguono provocazioni e attacchi verbali, legati a singole vicende giudiziarie, accompagnati da campagne giornalistiche offensive e intimidatorie“. Sabelli non cita in alcun modo Silvio Berlusconi, ma i riferimenti sono chiari. Così come è facile legge tra le righe una risposta la presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che nelle scorse settimane aveva rimproverato i magistrati di non fare la loro parte sulla riforma della giustizia: è l’attacco sferrato dalla politica, ha fatto capire il presidente del “sindacato” delle toghe, che ha condizionato “negativamente” le iniziative di riforma legislativa, ostacolando quelle necessarie e stimolando proposte “punitive” per i magistrati, “leggi ad personam” e riforme “dannose”, come quella sulla prescrizione. Così come va nettamente contro l’ipotesi di riforma dei “saggi” quirinalizi l’accenno alla difesa del Csm “contro ogni disegno di sottrargli competenze e autorevolezza e di ridurlo a mero strumento di amministrazione dei magistrati”.

Dopo Sabelli è intervenuto Giorgio Santacroce, primo presidente di Cassazione (ieri la corte si è pronunciata in modo critico sulla nuova concussione introdotta dalla legge Severino). Anche lui si è pronunciato contro il “match frontale e sterile tra politica e giustizia, a cui sembra sempre mancare l’ultima ripresa”. Me se l’è presa anche con “l’anomalo protagonismo” di colleghi passati in politica. Anche qui niente nomi, ma riferimenti sufficientemente chiari: “La giustizia non è uno show o un grande carro di carnevale. E’ indispensabile silenzio e meditazione”. 

Al congresso è intervenuto anche il ministro della giustizia Annamaria Cancellieri. “Penso che sia giunto il momento di procedere a importanti e direi coraggiose riforme sistematiche, che eliminino una volta per tutte le storture e la farraginosità che impediscono alla macchina della giustizia di procedere speditamente”, ha affermato. L’impegno è quello di intervenire sul processo civile e penale “rivedendone l’architettura complessiva, con spirito laico e senza pregiudiziali ideologiche, ma sempre nel rigoroso rispetto dei principi costituzionali”. E un “analogo straordinario sforzo riformatore”, secondo il ministro, andrà fatto sul sistema carcerario. Quanto ai magistrati, ha aggiunto il ministro, devono essere imparziali perché su questo si gioca la loro “legittimazione democratica e la riaffermazione di un rapporto con la politica e i cittadini fondata sulla fiducia ed il consenso”.

AMNISTIA E INDULTO: “INUTILI SENZA RIFORME”. Amnistia e indulto sono “strumenti di emergenza” che in assenza di misure strutturali “si ridurrebbero a soluzioni effimere e provvisorie”, ha sostenuto Sabelli nel suo intervento. Le carceri sono da anni un’emergenza nazionale e democratica”, ma servono “rimedi strutturali secondo le linee segnate nel messaggio che il Capo dello Stato ha rivolto alle Camere”. Rimedi – dalle pene da espiare in patria per gli stranieri alla riduzione dei reati che prevedono il carcere – “da lungo tempo invocati e solo in parte oggetto di disegni ancora non tradotti in legge”. 

CLANDESTINITA’: “REATO INUTILE E DANNOSO”. In materia di immigrazione “non serve una demagogia retorica della sicurezza” e quanto tale approccio “sia inutile e sbagliato ne hanno offerto tragica dimostrazione le stragi consumatesi nelle scorse settimane nel mare di Scicli e di Lampedusa”. Sabelli ha ribadito come il reato di clandestinità sia “palesemente inutile” perché la sanzione prevista non ha “alcun effetto dissuasivo” e “dannoso” e intanto “ingolfa gli uffici giudiziari”. Il presidente dell’Anm ha invocato una gestione del fenomeno migratorio “che punti su efficaci strumenti amministrativi piuttosto che su quelli penali”.

LEGGE SEVERINO: “SERVONO  CORREZIONI”. La legge “approvata fra molte polemiche”- ha osservato Sabelli – “ha dato risposta solo parziale alle esigenze di riforma. “Più convincente nella prima parte, dedicata alle misure di contrasto preventivo in corso di concreta attuazione, rivela, nelle previsioni di carattere penale, la sua natura di faticoso compromesso”. Per questo bisogna ora rimettere mano ai reati previsti e alle relative sanzioni. Il leader dell’Anm è anche tornato a sollecitare “una radicale riforma” dell’attuale disciplina della prescrizione, frutto della “disastrosa” iniziativa del 2005, che è stata “incongrua e dannosa”. Alla politica Sabelli ha rimproverato anche di non aver “posto rimedio alla depenalizzazione di fatto” del falso in bilancio, come pure di non aver introdotto il reato di autoriciclaggio, “che ancora attende in Italia un’adeguata sanzione penale, in linea con gli standard internazionali”.

INTERCETTAZIONI: “NO A LIMITI DANNOSI”. Sulle intercettazioni “occorre intervenire con riforme che da un lato non pregiudichino uno strumento di indagine e di prova irrinunciabile con l’imposizione di condizioni, limiti e formalismi inutili e dannosi”, ha chiarito Sabelli, “dall’altro garantiscano il diritto alla riservatezza, impedendo la divulgazione di conversazioni e dati processualmente irrilevanti, in un ragionevole equilibrio fra tutela della privacy, diritto all’informazione ed esigenze di indagine e di prova”. 

FINE VITA E TEMI ETICI: “DA TOGHE IMPEGNO SOLITARIO”. Materie come il fine vita, la fecondazione assistita, la famiglia di fatto, divenute talvolta oggetto di casi giudiziari clamorosi e drammatici, hanno visto la magistratura affrontare un impegno difficile e solitario, in presenza di regole incomplete o persino in assenza di regole”, ha detto ancora Sabelli.

RESPONSABILITA’ DEI GIUDICI: “INAMMISSIBILE AZIONE DIRETTA”. Qualsiasi forma di “azione diretta” nella disciplina della responsabilità civile dei magistrati è “inammissibile”, secondo Sabelli. Allo stesso modo è “illegittima la possibilità di sindacare il merito delle decisioni assunte”. Qualsiasi ipotesi di riforma”, avverte Sabelli, “dovrà dunque rispettare i principi di indipendenza e imparzialità della funzione giudiziaria”.