Ieri sera è tornato Una grande famiglia, il ‘Brothers & Sisters’ italiano che l’anno scorso aveva fatto urlare al miracolo, visto che originalità e qualità del prodotto erano sorprendentemente al di sopra degli usuali standard italiani. La vigilia della seconda stagione era piena di dubbi e paure (almeno per gli esperti del settore): le vicende della famiglia Rengoni resisteranno alla narcotizzante normalizzazione seriale italiana? Ebbene, la risposta è sì. La prima puntata della nuova stagione ha confermato la bontà autoriale di un prodotto televisivo più unico che raro nel panorama italiano. Merito, innanzitutto, di una sceneggiatura originale e mai banale, costruita con linguaggi moderni e non seguendo schemi da vecchi sceneggiati o buoniste serie tv per tutte le stagioni. Non ci sono preti che bonariamente risolvono misteri, né simpatici e rubicondi nonnini dall’accento pugliese.

In primo piano, le peripezie di una famiglia alle prese con piccoli e grandi problemi. Una trama che potrebbe sembrare banale, ma che ha il suo punto di forza nei dialoghi e in una articolata e umanissima psicologia del personaggi. Ieri sera, per il debutto della nuova stagione, Una grande famiglia ha ottenuto 5.265.000 spettatori (per uno share del 19,14 per cento), sbaragliando la concorrenza agguerrita di un prodotto rodato e cominciato da qualche settimana come Squadra Antimafia. Segno che una fiction di qualità, in Italia e soprattutto in Rai, è possibile. C’è bisogno solo di abbandonare con coraggio i tranquillizzanti canovacci da prete, nonno, carabiniere e via cantando, per investire in prodotti che, come Una grande famiglia, facciano avvicinare alla rete ammiraglia della Rai un pubblico più giovane del solito.

E fa piacere anche vedere che il cast della serie è composto da tanti bravi attori, anche giovani o comunque fuori dal solito giro delle fiction: oltre a Gianni Cavina e Stefania Sandrelli (collaudate sicurezze), in Una grande famiglia recitano anche Stefania Rocca, Sonia Bergamasco, Alessandro Gassman, Giorgio Marchesi, Valentina Cervi, Sarah Felberbaum e Primo Reggiani. Perché è possibile fare ascolti notevoli anche senza Terence Hill o Lino Banfi, giusto per non fare nomi.