A dir la verità, il Presidente Napolitano, non si era soffermato solo sull’argomento della amnistia e indulto. Aveva, con un certo vigore, ripreso un tema che la stessa Europa pare non tollerare più. La carcerazione preventiva. Tema antico; un tempo esclusivo interesse di una sinistra che a seguito di Tangentopoli divenne sempre più tiepida nei confronti di un istituto così importante per le libertà individuali per poi definitivamente annacquarlo in una pigra sudditanza nei confronti della Magistratura.

Napolitano, forse memore delle battaglie che furono, se ne è ricordato e lo ha tirato fuori dal cilindro. Se non fosse intervenuto il Presidente, a ricordarci una delle tante e gravi storture di questo disgraziato paese, sarebbe intervenuta l’assoluzione con formula piena a favore del manager Silvio Scaglia che, in barba al dettato di legge, si è fatto una lunga carcerazione preventiva in assenza dei requisiti che dovrebbero giustificarla. Era rientrato lui dall’estero, non aveva più possibilità di inquinare le prove perché fuori dalla operatività della azienda e, di conseguenza, nemmeno di reiterare il reato. Quisquilie per qualcuno. Elemento di garanzia costituzionale per altri.

Intendiamoci, abbiamo bisogno di un importante manager per ricordarci di queste follie giuridiche, perché non sono sufficienti i tanti signor Nessuno che si trovano nelle carceri italiane e che in percentuale abnorme saranno assolti. In un paese dove una stampa malata cavalca secondo convenienza il giustizialismo o il garantismo le inchieste sulla dimensione drammatica dei diritti di un imputato occupano meno spazio e suscitano meno dibattito di un sospiro di Belen o della battuta di un deputato.

Insomma nulla di nuovo. Scaglia si leccherà le ferite, i suoi Pubblici Ministeri faranno carriera e il dibattito sulla giustizia tornerà nuovamente all’interno della dimensione Berlusconi si o Berlusconi no. Unica nostra, vera passione. Contenti gli italiani, contenti tutti.