Mea culpa e dietro front di 16 su 19 inviati del Sole 24 Ore, a proposito della richiesta di chiarimenti al sindacato interno formulata in 7 circostanziate domande sul direttore Roberto Napoletano e, in particolare, circa l’eventuale percepimento di bonus nonostante la situazione del gruppo, la consitenza delle consulenze ai pensionati e l’ipotesi di “scambi di favori” con Giovanni Minoli.

“A che prezzo e perché?”, si leggeva nella lettera di cui il fattoquotidiano.it ha dato conto lo scorso 2 ottobre ricevendo l’indomani una nota in cui il gruppo editoriale della Confindustria respingeva al mittente le accuse mosse alla direzione e minacciava azioni legali per la “diffusione illegittima di un documento interno, dal contenuto gravemente diffamatorio”.

L’incidente non si è chiuso prima di due settimane. E cioè fino a quando la maggior parte degli inviati del quotidiano ha siglato una lettera che, “a proposito del documento interno finito sulle pagine di un altro quotidiano” condanna “la scelta di trasformare le domande rivolte al direttore in un’occasione di lesione dell’immagine della testata e dell’azienda”.

E così, “animati da spirito costruttivo abbiamo involontariamente alimentato tensioni prive di fondamento, prestandoci ad una palese strumentalizzazione. Una cosa è il dibattito, anche duro, che dimostra quanto sia vivo e schietto il confronto all’interno di una redazione libera, un’altra le strategie sotterranee volte a delegittimare un giornale al quale rivendichiamo di appartenere con orgoglio. Quegli interrogativi, cosi come sono stati manipolati, non riflettono una rappresentazione aderente alla realtà: per questo ci scusiamo con la direzione e con tutti coloro che abbiamo involontariamente offeso”.