All’inizio, la scomparsa della giornalista Caroline Corvalan, 33 anni, a Parigi nel mese di agosto, era stata messa in relazione a una possibile inchiesta, al suo lavoro di cronista. Ma da quando il suo corpo senza vita, smembrato, è stato ritrovato, macabra scoperta in un cantiere a nord della città, e identificato appena pochi giorni fa, l’inchiesta sta accelerando. E sta emergendo un’altra realtà. Quella di una giovane donna instabile, sensibile, irrequieta. E precaria, caduta in depressione dopo la perdita del lavoro. Negli ultimi tempi aveva cominciato a frequentare, nel quartiere dove abitava, il mondo dei senzatetto, gli sdf (sans domicile fixe), come li chiamano in Francia. Ma non per un reportage: perché stava diventando una di loro.

Ripercorriamo la sua storia: triste, dolorosa. Caroline, originaria di Cannes, sulla Costa azzurra, collaborava per il quotidiano regionale Corse-Matin. Ma soprattutto lavorava per la televisione pubblica, il terzo canale. Inanellava, come tanti altri colleghi, contratti a termine nelle redazioni regionali della terza rete, in giro per la Francia. L’ultimo era terminato circa un anno fa, proprio per France 3 Costa azzurra, la sua regione d’origine. In seguito, però, niente più. Caroline era caduta progressivamente in depressione. Il settore del giornalismo in Francia come altrove vive una fase di profonda crisi. Secondo quanto riferito al quotidiano Libération da fonti della polizia, “a questo si sono aggiunte due relazioni amorose consecutive, finite male”. La donna appariva “sempre più fragile e vulnerabile”.

Lo scorso luglio la donna tentò addirittura di suicidarsi. Finì all’ospedale Bichat, dove riuscirono a salvarla. L’ospedale si trova ai margini nord della città, vicino alla Porte de Clignancourt, a breve distanza dal suo appartamento. In quei giorni di degenza, Caroline, assieme ad altri pazienti, andava spesso in un cantiere, davanti al boulevard périphérique, l’autostrada urbana che avvolge la parte centrale della metropoli, un luogo frequentato da senzatetto. Una volta dimessa, Caroline rinunciò a seguire il trattamento medico che le era stato imposto in ospedale. Come confermato alle forze dell’ordine da persone a lei vicine, cominciò a invitare diversi sdf a casa sua e “si ritrovò progressivamente, quasi senza rendersene conto, vicino a  diventare lei stessa una sdf”. Fino alla sua misteriosa scomparsa.

I genitori non hanno più sue notizie a partire dal 19 di agosto. Pochi giorni dopo da Cannes vengono a Parigi, denunciano alla polizia la scomparsa della figlia. Per alcune settimane vivono nel piccolo appartamento di Caroline e si mettono a perlustrare il quartiere, a chiedere affannosamente informazioni, anche fra i barboni che l’hanno conosciuta. A un certo momento, ritornano a casa loro, ma prima cambiano la serratura dell’appartamento della figlia. E poco dopo, il 19 settembre, la porta dell’appartamento di Caroline viene sfondata. Qualcuno ruba la sua borsa. E il suo telefonino, l’iPad, la carta di credito, un giaccone. Stranamente su un tavolo ricompare una macchina fotografica digitale, in precedenza scomparsa. Le foto riguardano proprio la vita di Caroline negli ultimi mesi, un concentrato di quel mondo borderline dove l’ex ragazza di provincia era precipitata.

I genitori credono che sia lei a essere ritornata a casa, a prendere le sue cose. Ma il 24 settembre, in quel cantiere frequentato nei giorni di degenza all’ospedale, degli operai ritrovano per caso, racchiuso in un sacco di plastica, un cadavere: le gambe e la testa “sono stati asportati – dicono alla polizia – con precisione chirugica“. Solo pochi gironi fa è stato possibile identificare quel corpo martoriato. E’ quello di Caroline. Sarebbe morta fra il 19 e il 25 di agosto. Sul quotidiano Corse-Matin, una giornalista che l’aveva seguita fin dagli inizi della sua carriera, scrive: “Caroline Corvalan era curiosa di tutto, curiosa nel migliore dei modi, voleva capire. Voleva imparare. E sapeva che questo avveniva con il contatto umano”. L’inchiesta della polizia, intanto, continua.