Ad agosto di quest’anno ho deciso di tornare nella prefettura di Fukushima. Era la mia terza volta in quella zona. E di nuovo, la mia costante ricerca dei mezzi più economici per spostarmi in Giappone, mi ha riservato piacevoli sorprese. Negli autobus notturni, treni locali o passaggi in macchina di amici ho sempre trovato spunti e storie interessanti per i miei servizi.

Prima di partire per il nordest del paese sono tornata a visitare un gruppo di esperti e appassionati che hanno dato vita a Tokyo a un progetto per raccogliere e condividere informazioni e strumenti per la misurazione delle radiazioni. Il progetto si chiama Safecast, e oggi ha l’ufficio nel quartiere di Shibuya, a Tokyo. Fu grazie a questo gruppo di persone, conosciute da un articolo di Al Jazeera, che nel 2011 mi procurai il mio primo contatore Geiger per andare a Iwaki, Fukushima. Seguii alcuni loro incontri in cui spiegavano a inesperti, come me, la differenza tra sievert o becquerel, tra le radiazioni nei cibi e quelle nell’aria. Insomma, mi iniziarono al complesso mondo della radioattività. In cambio poi diedi i risultati della mie misurazioni fatte a Fukushima con il loro contatori e GPS.

Nel loro nuovo spazio di lavoro nella capitale, chiacchiero assieme ad alcuni volontari sulla strada fatta fino ad allora. Safecast nasce subito dopo l’incidente alla centrale numero uno di Fukushima. “Mi piace descrivere i nostri primi passi come un fiume che inizia a formarsi. Molte persone volevano occuparsi di quanto successo dopo il terremoto e lo tsunami (dell’11 marzo 2011), facendo ciascuno qualcosa. Queste persone hanno iniziato a formare gruppi e questi gruppi si sono messi assieme dando vita a Safecast”, ricorda Joe Moross un ingegnere statunitense che collabora con Safecast, ed è una delle figure più attive nel gruppo. Con l’intento di colmare le lacune lasciate dalle risposte ufficiali dopo l’incidente alla centrale nucleare, questi volontari hanno iniziato a darsi da fare per raccogliere dati. Hanno costruito unità per la misurazione delle radiazioni e si servono di volontari in giro per il paese per rilevare i livelli delle emissioni. Oggi organizzano corsi in Giappone e all’estero, anche online, per fare misurazioni e costruire contatori Geiger da se’ montando i pezzi di un kit che loro stessi preparano.

Se penso alla prima volta che li ho incontrati, quando muovevano i loro primi passi nel piccolo ufficio di Tokyo Hacker Space con qualche soldo raccolto con il crowdfunding, non posso fare a meno di osservare dove sono arrivati. Oggi vanno avanti anche grazie ai finanziamenti ricevuti dalla John S. and James L.Knight Foundation e da GlobalGiving, collaborano con università come la Keio e con enti locali giapponesi.
 
Nella teca all’ingresso del loro nuovo ufficio a Shibuya sono esposte le prime generazioni di Geiger create dal gruppo, accanto qualche depliant che spiega come sono nati e come sono fatti questi strumenti.
Dopo aver chiesto qualche altra informazione sulla situazione nella zona della centrale, mi organizzo per un viaggio ad Aizumisato, a Fukushima, dove si trova una delle postazioni di Safecast. Il piano è quello di prendere un treno fino a Nikko e poi in macchina fino a destinazione.

L’indomani alle 7.00  partenza da Tokyo.

(continua)