“Pur non potendo l’Apsa avere clienti esterni, facevamo banca, offrendo ai clienti laici tassi più vantaggiosi rispetto allo Ior”.  A dichiararlo è Monsignor Nunzio Scarano, ex contabile dell’Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica (Apsa). “Io quando sono andato dal cardinal Tarcisio Bertone (Segretario di Stato del Vaticano, ndr) a chiedere di mettere ordine all’interno dell’amministrazione (Apsa, ndr) non sono stato per niente considerato”, continua la sua confessione Scarano. 

L’alto prelato è attualmente detenuto in una struttura ospedaliera a seguito dell’inchiesta della procura di Roma sul fallito tentativo di far rientrare illecitamente in Italia 20 milioni di euro. Le dichiarazioni di Scarano su attività finanziarie dell’Apsa emergono dall’interrogatorio del 24 luglio scorso. Il testo è stato depositato insieme agli atti dell’inchiesta, dopo la richiesta del giudizio immediato per l’alto prelato e altri due protagonisti della vicenda – l’operatore finanziario Giovanni Carenzio e l’ex 007 Giovanni Maria Zito. L’udienza è fissata per il 3 dicembre prossimo.

“L’Apsa non dovrebbe essere una banca, ma tante volte ha fatto operazioni bancarie appoggiandosi su altre banche”, ha detto ai pm Scarano. “Compravamo azioni, obbligazioni, titoli”, ha detto l’alto prelato aggiungendo che “l’Apsa aveva anche dei clienti esterni, laici”.  Il nodo della questione al centro delle dichiarazioni di Scarano è la presunta concorrenza tra l’Apsa e lo Ior, la banca  del Vaticano. L’ex contabile dell’Apsa afferma che ai clienti laici venivano offerti tassi più vantaggiosi rispetto alla banca del Vaticano. “A qualche cardinale o a qualche amico particolare, se per ipotesi lo Ior ti dava l’1%, veniva offerto il 2%. I clienti, il più delle volte, avevano conti cifrati con delle lettere”. Ad attirrarre i clienti erano tante cose: “C’e anzitutto un vantaggio che si pagava meno tasse, erano investimenti sicuri, tranquilli, non c’erano tassazioni particolari”

E sugli intrecci dell’Aspa con lo Ior Scarano ha sostiene “L’Apsa era cliente dello Ior, presso lo Ior c’era un conto Apsa, serviva per i mandati interni. Ebbi una questione con il dottor Mennini (direttore delegato dell’ente, ndr) al quale feci notare che non era il caso di tenere nella maniera infruttuosa un conto corrente con 50 milioni presso lo Ior”. Rispondendo alle domande dei pm capitolini, l’alto prelato afferma che “l’Apsa aveva un patrimonio liquido, credo, di 6/700 milioni di euro, ma forse anche di più. Soldi che giravano e andavano in giro per il mondo dove i nostri superiori andavano poi a vedere la gestione, andavano tre o quattro volte l’anno”.