Si avvicina la resa dei conti nel Pdl. Alla vigilia del dibattito alle Camere sulle sorti del governo Letta il segretario Alfano è stato impegnato in un teso faccia a faccia con il leader Berlusconi. Se dovesse andare male, proprio lui, il fedelissimo Angelino, potrebbe essere il capo di una fronda di una ventina di senatori pronti a sostenere l’esecutivo voltando le spalle alla (ri)nascente Forza Italia. Lo scontro viene allo scoperto con Daniela Santanchè che accusa il segretario di aver chiesto la sua testa a Berlusconi. O lei o me, avrebbe detto ieri sera Alfano in un altro vertice a Palazzo Grazioli, e oggi la “Pitonessa” la testa la offre “su un vassoio d’argento”, se necessario. Intanto Gianni Letta, consigliere del Cavaliere e da sempre mediatore istituzionale, ha avuto un colloquio con il ministro per i Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini, mentre l’ex capogruppo Pdl e ora capofila dei dissidenti Fabrizio Cicchitto è arrivato a Palazzo Chigi. 

Per di più i ministri del Pdl sono dimissionari, ma viceministrisottosegretari no. Al momento non si hanno notizie di lettere di dimissioni da parte di questi ultimi, riferiscono “fonti qualificate” alle agenzie di stampa. Ieri era stato Berlusconi a chiedere che anche loro se ne andassero, per completare lo strappo con Letta. Cosa che finora non è successa. Tra i nomi più noti spiccano Gianfranco Micciché e la pasdaran berlusconiana Micaela Biancofiore (entrambi sottosegretari alla presidenza del Consiglio), ma anche Giuseppe Castiglione (sottosegretario alle Politiche agricole), dissidente dalla linea berlusconiana

Intanto a Palazzo Grazioli è terminato l’ennesimo vertice. Al cospetto di Berlusconi c’è anche Angelino Alfano, protagonista ieri sera – a quanto è trapelato – di uno scontro teso con il Leader, con tanto di minaccia di dimissioni dalla guida del partito se fosse passata la linea dei falchi. Retroscena sostanzialmente confermato oggi da Daniela Santanchè: “Mi risulta che il segretario Alfano ha chiesto la mia testa come condizione per mantenere l’unità del Pdl-Forza Italia. Detto che ciò dimostra la strumentalità della protesta in corso da parte dei nostri ministri dimissionari, non voglio offrire alibi a manovre oscure e pericolose. Pertanto la mia testa la offro spontaneamente al segretario Alfano, su un vassoio d’argento, perché l’unica cosa che mi interessa per il bene dei nostri elettori e dell’Italia è che su quel vassoio non ci finisca quella del presidente Berlusconi”.

Oggi sarebbe entrato nella residenza romana del Cavaliere per annunciargli che i ministri dimissionari (o meglio dimissionati) sono pronti a votare la fiducia a Letta, secondo un retroscena del sito di Il Sole-24 Ore. Tra i presenti i capigruppo Renato Schifani e Renato Brunetta, il coordinatore Denis Verdini e il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri. Ma sul finire della mattinata hanno lasciato tutti il campo a un faccia a faccia tra Berlusconi e Alfano. All’ordine del giorno del vertice, l’atteggiamento da tenere domani, quando il presidente del consiglio Enrico Letta si presenterà al Senato e alla Camera, con possibile richiesta di voto di fiducia. Ieri Berlusconi ha dettato una road map che prevede l’approvazione dei provvedimenti economici nel giro di sette giorni e poi – anche se non spetta a lui deciderlo – le elezioni anticipate. Ma questa volta la linea del Capo è messa indiscussione come non mai. 

L’ultimo “borsino” stima in 22 o 23 i senatori pronti a dar vita a un nuovo gruppo “Popolari” per permettere alla legislatura di proseguire. Il loro capofila sarebbe nientemeno che lo stesso Alfano, che scioglierebbe la riserva secondo il risultato del faccia a faccia con Berlusconi. Fuori dal Senato e nel Transatlantico sono evidenti capannelli pidiellini e/o forzisti che discutono animatamente sulla possibilità che una pattuglia di ‘responsabili’ si stacchi dal Pdl per sostenere, insieme a Sc, Pd, Gal e qualche ex M5S, un’edizione delle larghe intese riveduta e corretta. Particolare niente affatto secondario, le preoccupazioni per la “cosa pubblica” si fondono con quelle per le cose private: “Io pago 2500 euro di affitto…”, si sfoga apertamente un senatore citato dall’Adnkronos.

La situazione è intricata, ma il ministro della Difesa Mario Mauro, di Scelta civica, esibisce certezze: “Sono sicuro che Enrico Letta resterà presidente del Consiglio“, ha detto in un intervento al seminario della Comunità di Sant’Egidio sulla crisi siriana. Intanto, sul Corriere della Sera, l’Ispo fa sapere che il 36% degli elettori Pdl è contrario alla crisi e il 16% è diponibile a votare un nuovo partito di “colombe”. E’ la prima volta che la base del centrodestra si divide davvero, fa notare l’istituto di Renato Mannheimer. Segno che eventuali transfughi potrebbero avere sorte elettorale migliore di altri che ci hanno provato in passato, come Fini e Casini. Altro piccolo segnale: oggi Libero pubblica un sondaggio tra i lettori che in maggioranza preferiscono Alfano a Daniela Santanchè e – udite udite – suggeriscono all’attuale segretario Pdl una rottura con Berlusconi

Continua intanto il lavoro ai fianchi di Fabrizio Cicchitto, da tempo in rotta con i falchi: “Dopo quello che è accaduto ieri, dopo che il mondo economico, il Ppe, le associazioni dei commercianti e i sindacati ci chiedono di rimanere al governo, mi auguro che correggiamo l’errore politico fatto ritirando i ministri e che andiamo avanti in modo che ci sia un governo”, afferma. “Mi auguro che lo faccia tutto il Pdl e il presidente Berlusconi”. In altri partiti sarebbe normale, ma nel Pdl per trovare la parola “errore” associata sia pur indirettamente a “Berlusconi” bisogna scavare negli archivi storici, e senza garanzia di successo. 

Sul fronte opposto, questa mattina il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ricevuto al Quirinale Letta e il ministro per i Rapporti con il Parlamento e coordinamento attività di Governo, Dario Franceschini

Ma domani Letta chiederà davvero un voto fiducia? Neppure questo è certo. “Letta ha detto che domani andrà alle Camere a chiedere la fiducia. Ma costituzionalmente parlando ha ragione oppure no?”, si domanda Brunetta, che in un lungo ragionamento afferma in sostanza che il presidente del consiglio non può chiederla su un governo già monco di cinque ministri. Una presa di posizione che il Pd interpreta come un “segnale di nervosismo”.