E’ arrivata la risposta del premier turco Recep Tayyip Erdogan alle richieste del cambiamento avanzate a gran voce durante le proteste del parco Gezi. Un pacchetto di ‘democratizzazione’ presentato il 30 settembre dal capo del governo di Ankara vuole essere un’apertura nei confronti della minoranza curda, dopo lo stallo nel processo di pace avviato con i ribelli curdi del Pkk.  Così sarà introdotto l’insegnamento del curdo nelle scuole private,  ma anche una revoca del divieto di indossare il velo islamico per le dipendenti pubbliche. Quest’ultima, questione che sta molto a cuore al partito Giustizia e Sviluppo (Akp) di Erdogan, accusato dai suoi oppositori di promuovere l’islamizzazione della Turchia. Attraverso una misura che avrà un ampio sostegno del suo popolo, Erdogan dà il via alla campagna verso le presidenziali del 2014.

Il bando sul velo nelle istituzioni pubbliche sarà rimosso ad eccezione che per i giudici, i procuratori, i funzionari di polizia e i membri dell’esercito, che hanno già un loro specifico codice per l’abbigliamento. Mentre la misura che riguarda l’insegnamento del curdo nelle scuole private, e non invece in quelle pubbliche, è una vittoria solo a metà per il partito curdo Pace e Democrazia (Bdp), che da tempo si batte per la possibilità dell’insegnamento nella lingua madre negli istituti pubblici. Inoltre nella scuola primaria non dovrà più essere recitato il giuramento dello studente, che iniziava con “sono un turco”. Erdogan ha promesso che non verranno tolti voti per l’uso di alcune lettere curde, come “q,” “w” e “x”. Allo stesso modo verranno eliminati gli ostacoli legali per la registrazione dei nomi di alcuni villaggi originariamente non turchi del ‘Kurdistan’. 

Il premier ha inoltre promesso di abbassare la soglia del 10% per le elezioni politiche. Ciò darebbe la possibilità al partito curdo Bdp di entrare in parlamento, cosa che prima non è stata possibile appunto per colpa della soglia. Anche se si sono candidati singoli membri del partito in quanto candidati indipendenti. Sempre per la tutela delle identità, saranno permesse campagne elettorali in diverse lingue. 

Saranno invece “aumentate da uno a tre anni le pene per i reati di odio al fine di combattere la discriminazione”, mentre i reati di odio commessi su base religiosa, nazionale o etnica saranno aggravati . “Fonderemo un’istituzione per combattere la discriminazione”, ha sostenuto Erdogan. Previste anche pene per chi cercherà di impedire a gruppi religiosi di praticare la loro fede. Nel pacchetto di riforme sono state inserite anche nuove regole per consentire una maggiore libertà di assemblea, estendendo alla mezzanotte il diritto a manifestare che prima era limitato al tramonto. 

Le misure erano già state annunciate come punto chiave del processo di pace e potrebbero segnare il futuro politico del premier, che nei prossimi due anni dovrà affrontare elezioni locali, generali e presidenziali. L’annuncio del pacchetto è stato ritardato diverse volte. Accusando il governo di non aver fatto passi avanti per promuovere i diritti della popolazione curda, i ribelli avevano annunciato nelle scorse settimane che avrebbero sospeso il ritiro dalla Turchia, anche questo punto previsto negli accordi di pace.

Il pacchetto prevede anche qualche gesto verso le minoranze religiose, tra cui i cristiani, i Rom e anche la comunità sciita degli aleviti.  Il pacchetto annunciato da Erdogan prevede la restituzione delle terre sequestrate al monastero siriaco di Mor Gabriel, la fondazione di un istituto dei Rom, il cambiamento di nome della università di Nevsehir, in Cappadocia, che sarà dedicata al pensatore alevita Haci Bektasi Veli. 

Le misure però “non soddisfano le aspettative” del partito curdo Pace e Democrazia (Bdp), secondo la quale non fanno che risolvere le esigenze del partito di Erdogan. Gulten Kisanak, dirigente del Bdp, ha sostenuto che il pacchetto non contribuisce al processo di pace con i militanti curdi del Pkk avviato lo scorso marzo.  Per la parlamentare del Bdp, il pacchetto non contiene alcun reale ampliamento delle libertà e dei diritti riconosciuti ai cittadini. “Tutte le barriere rispetto alla libertà di pensiero e di assemblea restano intatte”, dice la rappresentante del Bdp: “Non è un pacchetto democratico ma elettorale”.

Mentre l’Ue per bocca di Peter Stano, portavoce del commissario all’Allargamento Stefan Fuele, ha commentato così le riforme annunciate da Erdogan: “Seguiremo da vicino l’attuazione e la traduzione delle proposte nella vita reale, nella legislazione e nelle azioni pratiche”. Lo stesso portavoce ha esortato il governo a coinvolgere l’opposizione in questo percorso di riforma, che dovrebbe essere riflesso nel rapporto sui progressi della Turchia verso l’Ue che la Commissione pubblicherà il prossimo 16 ottobre.