Oggi più che mai è necessario parlare di Piero Calamandrei. Non solo perché il 27 settembre del 1956 lasciava questa terra. Ma soprattutto perché si avverte la sua mancanza ogni volta che vengono calpestate le principali regole del vivere civile, unitamente alla decadenza delle istituzioni, dei partiti e della politica. Tutto è sceso di livello. Siamo alla deriva e il riferimento ai principali valori ispirati dalla Costituzione sono assolutamente necessari per ripristinare l’agibilità costituzionale per consentire a questo Paese di continuare a definirsi civile. Un senso di civiltà che deve sussistere per tornare a sperare in un futuro migliore, decoroso nel quale possa abitare il cittadino degno di questo nome.

Il pensiero di Calamandrei è attuale, lungimirante e pieno di semi che nel tempo hanno germogliato in quanti si sono riconosciuti nella sua azione  divenuta storia da custodire, per costruire ancora la sua idea di Italia. La nipote Silvia afferma con convinzione che “Calamandrei, con la sua lunga battaglia per dare attuazione alla Costituzione, fino a salutare nel 1956 il fatto che si era ‘mossa’, con l’istituzione della Corte costituzionale, continua ad essere un riferimento per chi ritiene che quel patto di cittadinanza sia ancora essenziale; il suo discorso ai giovani del 1955 circola largamente nelle scuole, nei blog e tra la gente, ovunque ci sia uno spirito di iniziativa. Sono giorni oscuri, ma occorre reagire: questa nostra repubblica ci appartiene Una battaglia civile, che va combattuta combattendo l’indifferenza“.

Una cosa è certa. Quando un pensiero è forte non si perde con il passare del tempo. Quello di Calamandrei è stato un punto di riferimento dal quale partire, quotidianamente, per sentirsi parte sostanziale del tessuto sociale che vive soltanto rispettandone i principi fondamentali. Ecco la voce di Calamandrei, con tutta la sua forza:  “E’ compito della Repubblica di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana: quindi dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare una scuola a tutti, dare a tutti gli uomini dignità di uomo. Soltanto quando questo sarà raggiunto, si potrà veramente dire che la formula contenuta nell’art. primo ‘L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro’ – corrisponderà alla realtà” .

E poi ancora affermazioni che sembrano pronunciate proprio in questo momento: “Ma c’è una parte della nostra costituzione che è una polemica contro il presente, contro la società presente. Perché quando l’art. 3 vi dice: “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana” riconosce che questi ostacoli oggi vi sono di fatto e che bisogna rimuoverli. Dà un giudizio, la costituzione, un giudizio polemico, un giudizio negativo contro l’ordinamento sociale attuale, che bisogna modificare attraverso questo strumento di legalità, di trasformazione graduale, che la costituzione ha messo a disposizione dei cittadini italiani”

Quante cose ci dice ancora Calamandrei! Ci invita a non rimanere indifferenti e ad essere in prima linea contro ogni deriva. In prima persona: “Però, vedete, la costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La costituzione è un pezzo di carta: la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile, bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla costituzione è l’indifferenza alla politica, l’indifferentismo politico che è -non qui, per fortuna, in questo uditorio, ma spesso in larghe categorie di giovani- una malattia dei giovani

Teniamocelo stretto Piero Calamandrei, facciamolo conoscere nelle scuole. Prepariamo i giovani con i suoi valori. Egli è sempre presente con i suoi insegnamenti. Una “bussola” per trovare la giusta direzione in questo momento di totale disorientamento.