Sull’acquisizione di Lag American Group da parte di Parmalat spuntano nuovi documenti. Nell’udienza presieduta dal presidente del Tribunale Roberto Piscopo nell’ambito del procedimento civile sulle presunte irregolarità dell’operazione, la Procura di Parma ha presentato altri testi di e-mail che fanno luce sui passaggi che hanno portato il gruppo di Collecchio a comprare Lag dal suo stesso azionista.

Nuovi documenti che solo recentemente la Guardia di finanza ha acquisito e che si aggiungono alle e-mail già depositate nei mesi scorsi, che secondo l’accusa dimostrano che ci sarebbero state pressioni sull’advisor Mediobanca da parte dei vertici di Parmalat per determinare il prezzo di Lag. “Sono documenti rilevanti, nuove e-mail che ci sono state trasmesse dalla Guardia di finanza solo lunedì scorso”, ha spiegato il procuratore capo Gerardo Laguardia, che aveva già ribadito l’intenzione di andare fino in fondo e chiedere la revoca del cda di Parmalat per portare all’annullamento del contratto di acquisizione di Lag.

I nuovi elementi presentati dalla Procura saranno discussi nella prossima udienza fissata dal Tribunale il primo ottobre. Il collegio di giudici ha invece respinto la nuova documentazione presentata da Parmalat, che aveva chiesto di mettere agli atti, tra gli altri, la relazione dei tre esperti indipendenti Mario Cattaneo, Paolo Andrei e Marco Ziliotti, i docenti universitari che erano stati incaricati dal gruppo di redigere un’analisi sull’operazione di acquisizione di Lag per valutarne la correttezza. I tre “saggi” di Parmalat erano arrivati alla conclusione che il processo per la valutazione e la determinazione del prezzo di vendita era conforme a quello del mercato, e che dunque nell’operazione non vi erano “sintomi di danno” per l’azienda di Collecchio.

Un parere che il cda aveva fatto proprio nei giorni scorsi, ribadendo che l’acquisizione di Lag era stata condotta con “l’obiettivo di creare valore per il gruppo Parmalat nell’interesse di tutti gli azionisti, come d’altronde evidenziato dai risultati conseguiti e dal significativo miglioramento dei principali indicatori economico-finanziari a seguito dell’acquisizione, nonché dall’aumento della capitalizzazione di Borsa cresciuta ben oltre la media dei titoli quotati contenuti nel paniere dell’indice Ftse-Mib”.

Tali conclusioni però non saranno messe agli atti, perché il Tribunale ha rimandato al mittente i documenti di Parmalat, che secondo i giudici hanno un profilo valutativo e sono da considerarsi come una memoria difensiva. Una decisione che ha creato perplessità nei legali di alcuni consiglieri coinvolti nel procedimento del gruppo di Collecchio, che hanno precisato che la relazione dei tre esperti non contiene giudizi valutativi e che l’indipendenza del collegio era stata riconosciuta recentemente anche dalla Procura e dal commissario ad acta Angelo Manaresi.