“Il problema vero è che il sistema bancario ha sostenuto un pò troppo l’economia ed ora il sistema economico è totalmente dipendente dalle banche”. A sostenerlo è il presidente del Monte dei Paschi di Siena, Alessandro profumo, che è stato ascoltato dalla Commissione Finanze della Camera, nell’ambito di una indagine conoscitiva sugli strumenti fiscali e finanziari a sostegno della crescita, anche alla luce delle più recenti esperienze internazionali. “Essere bancocentrici aiuta un mondo come il nostro fatto di pmi, ora bisogna capire come creare un filo con il mercato finanziario anche per le pmi”, ha aggiunto.

Il riferimento non sarà stato senz’altro al caso Zaleski che Profumo, anche solo come ex amministratore delegato di Unicredit, ben conosce. Proprio in questi giorni le banche creditrici del finanziere franco-polacco vicino a Giovanni Bazoli che deve al sistema  a 2,25 miliardi di euro, stanno definendo l’ennesima moratoria sul debito. Perfino Unicredit, che si era messa di traverso, è vicina a un’intesa sulla nuova proroga, questa volta al 2015.  Non migliora, in ogni caso, la posizione delle banche che in assenza di una rivalutazione delle partecipazioni della holding di Zaleski, la Tassara, in gran parte rappresentata da azioni dei suoi stessi creditori, perderanno una fetta consistente dei propri prestiti.

Sempre a proposito del rapporto banche-sistema e, in particolare, degli aiuti di Stato per oltre 4 miliardi di euro ricevuti dal Monte dei Paschi, mercoledì il portavoce del commissario Ue alla Concorrenza, Joaquin Almunia, ha fatto sapere che ”sull’accordo Almunia-Saccomanni su Mps si sono fatti molti progressi ma ci sono ancora aspetti da chiarire”. Il riferimento è all’accordo informale raggiunto all’inizio di settembre sulle modifiche da apportare al piano presentato dalla banca senese per avere il via libera agli aiuti di Stato senza violare la concorrenza e, quindi, senza il rischio che l’Italia incorra in una procedura d’infrazione.

Proprio in queste settimane Siena sta procedendo a una revisione del piano che era stato duramente criticato da Bruxelles e un’approvazione definitiva dal cda era attesa per martedì 24, ma è stata imporvvisamente rinviata. La spiegazione di Almunia è che sono in corso le discussioni con le autorità italiane per finalizzare alcuni aspetti del piano industriale. “Siamo a disposizione di ministero e Commissione Ue per apportare le modifiche necessarie per arrivare alla definizione di questo processo”, ha commentato Profumo. “Riteniamo di aver fatto tutto il necessario e opportuno. Se fossero richiesti ulteriori elementi li affronteremo con lo stesso spirito”.