Non ho mai gradito i giorni appuntati, il dovere di ricordare perchè lo dice il calendario (fatta eccezione per le tasse e il compleanno di mia moglie). Sarà per questo che ne scrivo solo adesso, di P.le Salvo D’Acquisto a Parma, che nell’agosto del 2011 è stato salvato. Come lui altre 13 piazze del centro storico di Parma. Storia recente, come averla tra le scapole, già oltre le spalle per ricordarla.

L’amministrazione Vignali decretò un piano parcheggi interrati, giù di venti metri, come palazzi di 6 piani, 14 in totale, dieci anni di cantieri per una millantata mobilità sostenibile che di fatto incentivava l’uso delle auto a fianco di parcheggi già esistenti e inutilizzati. Storia lunga con lieto fine, se si esclude che nessuno, quella storia, se la ricorda più. Alle prime avvisaglie di lavori in corso, un omino piccolo e silenzioso si accorge che qualcosa non va. Chiede agli operai, poi in Comune. E’ un geometra, esperienza di quarant’anni, sa leggere le carte, interpretare i numeri, fiutare il marcio. Si chiama Giuseppe Mesa, sconosciuto prima dell’inizio e che sarebbe tornato al suo anonimato di comune cittadino a cose fatte. E’ con lui che parte una delle più belle pagine di lotta civile e moderna che questa città possa dimenticare (perchè così sono andate le cose), dove cittadini di ogni appartenenza si uniscono per una causa che scoprono comune: impedire uno scempio urbanistico. Nasce il Comitato “Niente Voragini”.

“Lavorando giorno e notte, senza sosta né interesse personale. Un lavoro di anticipo: stesse armi, uguali e contrarie, contro una macchina che lo faceva a tempo pieno. Una guerra contro il tempo. Mezz’ora di ritardo e tutto sarebbe stato inutile.” A colpi di documenti e carte bollate, mettendo d’accordo tutti quelli che vogliono starci, i lavori vengono bloccati d’urgenza: nella città che voleva erigere la Torre di Babele accade qualcosa che non si vedeva da trent’anni. Semplici cittadini, nessuna etichetta politica, solo dignità e riscatto, si oppongono allo strapotere di governanti che di quei parcheggi interrati non ne scaveranno uno, ma lasceranno un buco solo, da centinaia di milioni di euro. Riempilo se sei capace. “Abbiamo raccolto le firme di chi era contro. Le Suore Luigine ospitavano le nostre riunioni lì a due passi dal piazzale, era il nostro centro dati e raccolta, ci accoglievano, straordinarie. Ogni cento firme le portavo al sindaco, arrivati a mille mi ha cercato lui”.

Mai nessun giornalista ha ripreso il fatto, mai nessuno l’ha cercato per farsi rievocare una storia che sembra lontana ed è solo dimenticata. “Se fosse partito il primo parcheggio ci sarebbero andati dietro gli altri tredici. P.le Salvo rappresentava un argine. Ha retto alla piena di cemento.” Parma è Medaglia Poco alla Memoria: che occasione sprecata non ricordare che quei cittadini eravamo noi, capaci di fermare le ruspe, di non aver paura dei cattivi arroccati nel palazzo, di credere che non c’è differenza alcuna quando il bene è di tutti. Ma la storia è come il presente, passa. Sorrido, penso alla retorica del monumento e che la memoria di una città non puoi sfregiarla se non esiste. Anzi, la memoria è come pagare in contanti: non è tracciabile, la puoi evadere. Ecco, Parma ha evaso l’ultimo dei suoi sussulti d’orgoglio: P.le Salvo… dal cemento. “L’ho fatto per un senso di equità civica” mi dice Giuseppe al telefono “Quando torno mi fermo e penso e guardo il piazzale come si guarda una bella donna.” Oggi vive altrove, ma lui non dimentica.