I crimini contro l’umanità hanno molteplici nomi e aspetti, e non ha senso fare una graduatoria, trattandosi di orrori ed ingiustizie planetarie.  

Facile è indignarsi per la morte di una bambina di 8 anni, uccisa dalle ferite riportate dopo la prima notte di ‘nozze’: lo stupro, consentito e perpetrato da un uomo 5 volte più grande di lei (cioè 40enne) sul corpo della bambina poteva anche non ucciderla, e lo sgomento e il senso di ripugnanza non avrebbe dovuto essere minore. 

Qui il crimine non è solo il femminicidio: è la possibilità che una bambina sia merce di scambio, un pezzo di carne, il risultato di un accordo, nel nome dell’onore o del bisogno di una famiglia, nel nome e per conto di una tradizione tribale, o religiosa, o consuetudinaria. 

Il mandante di questo crimine, i cui numeri a livello globale sono impressionanti e a disposizione di chiunque faccia una ricerca on line si chiama, in una parola, patriarcato, ed ha moltissime facce, tante quante ne ha la perversa creatività della violenza sulle donne.

In molte parti del pianeta, in forme diverse, le bambine sono oggetti che respirano, usabili come pezzi di ricambio, sex toys, schiave in matrimoni combinati o peggio forzati: niente di più e niente di meno. 

Lo spiega bene il video che si sta diffondendo sulla rete grazie al lavoro dell’associazione Girls, not bride, lo dicono da molti anni le attiviste e studiose che in tutto il mondo si battono contro la piaga globale delle nozze imposte, una pratica spesso ritenuta plausibile a seconda delle ‘tradizioni’ e sensibilità religiose, soprattutto nelle tre fedi rivelate.

Nel 1970, con il consueto stile poetico e politico, Fabrizio De Andrè cantò di un matrimonio forzato tra una bambina e un uomo adulto nella sua ‘Buona Novella’, raccontandolo ne L’infanzia di Maria, una delle ballate più emozionanti di quell’album. 


Maria di Nazaret
, secondo i Vangeli apocrifi, era poco più che una bambina quando fu data in sposa all’anziano falegname Giuseppe. 

Ecco l’efficace testo di De Andrè: “Forse fu all’ora terza  forse alla nona/ cucito qualche giglio sul vestitino alla buona/ forse fu per bisogno o peggio per buon esempio/ presero i tuoi tre anni e li portarono al tempio/presero i tuoi tre anni e li portarono al tempio. Non fu più il seno di Anna fra le mura discrete/ a consolare il pianto a calmarti la sete/ dicono fosse un angelo a raccontarti le ore/ a misurarti il tempo fra cibo e Signore/a misurarti il tempo fra cibo e Signore.

Così Maria bambina visse nel tempio del Signore e la mano di un angelo le offriva il cibo.

Coro: Scioglie la neve al sole/ ritorna l’acqua al mare/ il vento e la stagione ritornano a giocare/ ma non per te bambina che nel tempio resti china/ ma non per te bambina che nel tempio resti china. E quando raggiunse l’età dei dodici anni i sacerdoti si riunirono in consiglio e dissero: “Cosa faremo ora di lei perché non contamini il Tempio del Signore?” E quando i sacerdoti ti rifiutarono alloggio/ avevi dodici anni e nessuna colpa addosso: ma per i sacerdoti fu colpa il tuo maggio/ la tua verginità che si tingeva di rosso. E si vuol dar marito a chi non voleva/ si batte la campagna/ si fruga la via; popolo senza moglie/ uomini d’ogni leva/ del corpo di una vergine si fa lotteria.

Coro: Sciogli i capelli e guarda, già vengono! Guardala, guardala, scioglie i capelli, sono più lunghi dei nostri mantelli, guarda la pelle tenera, lieve risplende il sole come la neve. Guarda le mani, guardale il viso, sembra venuta dal Paradiso, guarda le forme, la proporzione, sembra venuta per Tentazione. E Zaccaria, il gran sacerdote, disse a Giuseppe: la sorte ti ha affidato la vergine del Signore, abbine cura e custodiscila. E fosti tu, Giuseppe, un reduce del passato, falegname per forza padre per professione, a vederti assegnata, da un destino sgarbato, una figlia di più senza alcuna ragione, una bimba su cui non avevi intenzione. E mentre te ne vai, stanco di essere stanco, la bambina per mano. la tristezza di fianco, pensi: quei sacerdoti la diedero in sposa a dita troppo secche per chiudersi su una rosa, a un cuore troppo vecchio che ormai si riposa.”

La breve narrazione rende chiaro un concetto che dovrebbe far saltare sulle sedie chiunque: passati temporalmente 2000 anni nulla è mutato, se si guarda a milioni di donne e bambine nel nostro pianeta. In Africa si dice che salvare un bambino significa salvare un uomo, e salvare una bambina significa salvare un villaggio. 

Se il villaggio siamo noi questo vuol dire che ogni bambina e donna violata non sono solo due esseri umani violati: sono tutta l’umanità in pericolo, tutta l’umanità che agonizza o tutta l’umanità che muore.