Il Monte dei Paschi di Siena crolla in Borsa sotto il peso dell’ammontare della ricapitalizzazione richiesto dall’Unione europea per dare il via libera agli aiuti di Stato da circa 4 miliardi di euro alla banca senese. Nel fine settimana, infatti il Tesoro ha confermato che la nuova versione del piano di ristrutturazione dell’istituto toscano, dopo le durissime critiche estive del commissario alla Concorrenza, Joaquín Almunia, prevederà, tra il resto un aumento di capitale da 2,5 miliardi, da realizzare nel corso del 2014. Una somma di tutto rispetto, non solo perché è pari al 150% in più del previsto e, soprattutto, più o meno all’ammontare degli aiuti erogati alla banca dal governo Monti più gli interessi (l’emissione netta dei cosiddetti Monti bond sottoscritta dal Tesoro è stata di 2 miliardi, poiché 1,9 miliardi servivavo a restituire i precedenti “Tremonti bond”). Ma anche perché è di poco superiore all’attuale capitalizzazione di mercato della banca che è quindi meno che ai minimi termini.

Naturale dunque la reazione del mercato che ha bersagliato di vendite il titolo che in apertura è precipitato del 4% con scambi piuttosto vivaci (sono passati mano 50 milioni di titoli in solo mezz’ora, contro una media giornaliera di 120 milioni) e ha chiuso in calo del 2,82% a 0,21 euro. Del resto nella serata di domenica 8 il Tesoro ha precisato molto chiaramente in una nota che, in base  agli accordi con la Commissione, la ricapitalizzazione sarà finalizzata a rimborsare una parte rilevante dei titoli di debito sottoscritti dallo Stato (i Tremonti e Monti bond, appunto) in anticipo rispetto a quanto contemplato dal precedente piano.

Obiettivo, quindi, oltre che tentare di ridurre prima possibile l’esposizione del Paese sulla banca (in caso di fallimento della ricapitalizzazione, però, Mps sarà nazionalizzata) ripristinare “un modello di redditività sostenibile, intervenendo, tra l’altro, con ulteriori azioni di contenimento dei costi in aggiunta a quelle in corso di attuazione, e riducendo, in modo graduale, l’esposizione del portafoglio ai titoli governativi, senza pregiudicare il ruolo della banca quale operatore di mercato”.

La formalizzazione dell’assenso della Commissione richiede ora che il nuovo piano sia deliberato dal cda del Montepaschi e sottoposto sia al Tesoro che alla  Banca d’Italia, per la successiva trasmissione a Bruxelles per l’approvazione o la bocciatura degli aiuti. Le previsioni sono di un iter di due mesi circa. A Siena l’appuntamento è per il cda della banca dell’11 settembre per una prima discussione, con l’obiettivo di arrivare all’approvazione per la riunione del 24. 

“La Commissione europea nel corso del weekend ha di fatto bocciato la richiesta di aiuti di Stato addizionali (2 miliardi di euro) concessi nel febbraio scorso a Mps e ha ingiunto alla banca di restituirli con gli interessi (2,5 miliardi) entro il 2014 pena la nazionalizzazione – ha commentato il Codacons – L’ineccepibile decisione della Commissario Almunia ha accolto in pieno le istanze sollevate dal Codacons, ovvero che la procedura degli aiuti di Stato è stata viziata da errori ed omissioni da parte di Mps, Banca d’Italia, Consob e ministero dell’Economia e delle Finanze”. Non solo. L’associazione dei consumatori ha ricordato di aver “sempre sostenuto che il deficit di capitale di Mps è stato generato da sette miliardi di derivati con due banche straniere (Deutsche Bank e Nomura) tutt’oggi surrettiziamente rappresentati nei bilanci di Mps come Titoli di Stato, contrariamente a quanto dichiarato da Mps e dalle autorità italiane che invece hanno sostenuto che gli aiuti di Stato servivamo a ripianare un deficit creato dalla crisi del debito sovrano“.