Sembra quasi che abbia ragione il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni che al forum di Cernobbio ha detto sicuro alla Cnn: “La probabilità che cada sta diminuendo giorno dopo giorno”. E lo stesso presidente del Consiglio Enrico Lettasembra crederci anche di più del solito: “Sono stradeterminato e concentrato – dice – determinato a non farmi bloccare da veti e a non galleggiare”. Letta avverte: “L’instabilità vuol dire che devi pagare di più costa a voi imprenditori perché dovete pagare un servizio maggiore. L’instabilità porta un rialzo dei tassi di interesse: stabilità e instabilità sono come il sole e la luna”. In Italia, ha aggiunto il capo del governo, “c’è bisogno assolutamente di una svolta, non siamo qui per traccheggiare ma per dire la verità come ha detto il presidente Napolitano quando è stato rieletto al Quirinale”. Il punto di partenza, secondo Letta, è “ridurre le tasse sul lavoro” e, spiega, il primo passo è già stato fatto con la diminuzione del costo del lavoro per i giovani. “Ci è costato – ha detto – ma è in corso”.

Letta è tornato sulle elezioni di febbraio definendole un “terremoto elettorale” che “non è successo un nessuno dei Paesi europei dal dopoguerra ad oggi”. In sala c’era Gianroberto Casaleggio che aveva appena finito di parlare. “Quando 8 milioni di italiani hanno votato per quella forza politica, di cui un esponente presente in questa sala – ha aggiunto Letta parlando del M5s – in un’ottica di ‘ora basta’, la cosa peggiore che possiamo fare è tapparci le orecchie e fare finta di nulla”. Per Letta “le risposte tradizionali non bastano, io potrei rispondere con l’elenco della spesa, ma non vi convincerei”. Quindi, sostiene, bisogna dire “no al metodo tradizionale, c’è bisogno assolutamente di una svolta, non siamo qui per traccheggiare ma per dire la verità come ha detto il presidente Napolitano quando è stato rieletto”. 

Il Pdl depone le armi (per ora)
E anche i toni dentro al Pdl sembrano farsi improvvisamente se non concilianti, almeno morbidi, soprattutto in confronto alle parole di fuoco dei giorni scorsi. “Abbiamo voluto fortemente la nascita di questo governo, che è stato voluto più da Berlusconi che dagli esponenti del Pd – conferma il vicepresidente del Consiglio Angelino Alfano – Speriamo davvero che il Pd si mostri interessato alle ragioni dello stato di diritto e alle ragioni del senatore e cittadino Berlusconi che ha diritto di difendersi. Se qualcuno ha voluto la stabilità del Paese e un governo con una larga maggioranza, quel qualcuno è stato il Pdl e il suo leader Berlusconi, mentre il Pd dedicava marzo e aprile a fare un accordo con Grillo”. Insomma: “Il tema – taglia corto Alfano – non riguarda il Pdl, che ha voluto fortemente questo governo”.

 

Cicchitto: “Determinare una crisi sarebbe un regalo al Pd”
Ammesso che ci sia mai stata una netta spaccatura tra presunti “falchi” e presunte “colombe” sembra alla fine passata la linea più volte espressa da Fabrizio Cicchitto, considerato tra i più prudenti nel Pdl: ”Se in giunta si aprisse un confronto con tempi non strozzati, un confronto sulle nostre ragioni a partire dall’incostituzionalità della legge Severino e dal possibile ricorso alla Corte di Strasburgo sulla retroattività – conferma oggi l’ex capogruppo a Libero – a quel punto dobbiamo mantenere l’appoggio al governo. Pur continuando a porre con forza, è bene ribadirlo, la questione giustizia, che va riformata stando nell’esecutivo”. E quindi “se fosse il Pdl a determinare una crisi dell’esecutivo, commetterebbe un grave errore”. Perfino Renato Brunetta pare un altro: parla del ricorso alla Corte di Strasburgo come una procedura non avviata per allungare i tempi: “Si tratta di legalità, capire se ineleggibilità e decadenza abbiano un carattere effettivo e non siano retroattive”. E la giunta delle elezioni “ha natura giurisdizionale, è un collegio che deve giudicare tecnicamente – ha aggiunto – non politicamente e questo deve avvenire”.

Repetti: “Il Colle ricordi gli atti di responsabilità del Cavaliere”
Le strategie del Cavaliere restano insomma tutte da capire in vista del voto nella Giunta per le elezioni del Senato. Una chiave di lettura, tuttavia, potrebbe essere quella della senatrice Manuela Repetti che ricorda quelli che lei definisce atti di responsabilità politica di Berlusconi (come il passo indietro per permettere di formare il governo Monti o la rielezione di Napolitano al Colle). Atti di responsabilità che dovrebbero – dice – essere considerati “con senso di responsabilità dal presidente della Repubblica nel momento in cui una ingiusta sentenza (come indirettamente ha ammesso il Capo dello Stato con una dichiarazione pubblica sulla necessità urgente di una riforma della giustizia a pochi istanti dalla condanna di Silvio Berlusconi) priverebbe dei diritti politici e della libertà personale il leader dei moderati e un uomo che tanto ha fatto per il proprio Paese”.