I voti tornano all’ovile perché le alternative (Scelta Civica, Movimento Cinque Stelle) hanno deluso e – nonostante il Pdl – Silvio Berlusconi è una sicurezza. Intanto i voti restano e aumentano perché il Pdl è Berlusconi e viceversa: gli elettori del Cavaliere lo sceglierebbero anche se rapinasse un supermercato in diretta televisiva. E poi la fenomenale abilità politica dell’uomo (che ha portato al trionfo dell’abolizione dell’Imu, tema elettorale imposto da lui stesso a tutti gli altri). E su tutto, infine, l’impalpabilità della concorrenza: cercasi Pd. Sono le risposte che sondaggisti e sociologi danno a una domanda che potrebbe forse valere per un intero ventennio: come cavolo è mai possibile che il Popolo delle Libertà – un partito che ha un leader condannato in via definitiva per frode fiscale, con un piede fuori dal Senato, con la “agibilità politica” apparentemente ridotta al lumicino – continui a veleggiare nei sondaggi? Antonio Noto, Renato Mannheimer e Roberto Weber ne parlano con il fattoquotidiano.it e non si dimostrano per niente sorpresi. 

Si tratta di un’ascesa che, se raffrontata ai dati dell’autunno scorso, fa rimanere a bocca aperta. Il Pdl era un partito moribondo alla fine del 2012, quando stancamente parlava di primarie e di successione di un leader che pareva volersi accontentare del ruolo di padre nobile. Il Popolo delle Libertà arrancava nei sondaggi tra il 15 e il 17. Poi tornò in campo il Cavaliere che lo trascinò per i capelli al sorprendente pareggio acciuffato nel giro di due mesi. E ora? Le rilevazioni più recenti parlano di un partito in uno stato di salute invidiabile: al 27%, decimale più, decimale meno. Secondo Ipr Marketing è al 27,5, secondo Swg è al 27,9, tanto per citare due sondaggi tra i più recenti. A febbraio – solo 6 mesi fa – il Pdl arrivò al 21 per cento. E’ l’unico partito che aumenta sensibilmente, insieme a Sinistra Ecologia e Libertà che evidentemente raccoglie qualcosa di ciò che perde il Pd che sarebbe intorno al 24-25 per cento e cioè paralizzato.

Il ritorno dell’elettore
Prima spiegazione della nuova vita del partito di Berlusconi: tornano gli elettori che avevano provato a cambiare strada. Lo spiega Antonio Noto, direttore di Ipr Marketing: “Scelta Civica perde metà del suo consenso, dall’8 al 4%, il Movimento Cinque Stelle cala più o meno del 6”. Gli elettori, spiega Noto, si sono accorti che il partito di Monti non esiste: “Non condiziona le decisioni del governo, non ha un leader forte e carismatico: insomma, non rappresenta un’alternativa”. Dall’altra parte coloro che hanno provato a votare Grillo hanno fatto presto a non riconoscersi in alcune battaglie dei “grillini”. “Non c’è un giudizio politico sul governo – riflette Noto – Ma è un momento di riattrazione dell’elettorato ancora deluso”. Ma nella delusione scelgono ancora l’unica sicurezza: Berlusconi. 

L’elettore fedelissimo (a prescindere)
Di lato a questa spiegazione che fotografa il momento ce n’è una storica, che – si può dire – si ripresenta ciclicamente. “L’affezione tra la base del Pdl e Berlusconi – dice Renato Mannheimer, guida dell’Ispo – Raramente la vediamo in altri partiti. Anzi, possiamo dire che non c’è in questi termini. Quando domandiamo agli elettori di Berlusconi se è colpevole o innocente, l’80% è sempre con lui. C’è una forte identificazione con il leader e d’altra parte l’abbiamo visto con la campagna elettorale durante la quale è riuscito a recuperare una grande mole di consensi”. Conferma Roberto Weber, fondatore e presidente per trent’anni di Swg (dal primo settembre ha lasciato ogni carica): “Ci sono profili valoriali, antropologici e culturali diversi tra i vari elettorali. E’ una valutazione non di merito, ma una constatazione. Su alcuni aspetti una parte dell’elettorato è più sensibile e un’altra molto meno. E’ una distinzione che non nasce oggi: è secolare”. 

Le notizie non contano (e nemmeno le condanne)
Le notizie non contano. L’attualità non pesa quasi niente sulle opinioni. “Il 36% delle persone che abbiamo intervistato si è detto favorevole a dare un’agibilità politica a Berlusconi. Ebbene, questi si sono dichiarati tutti elettori di centrodestra” spiega Noto. Weber chiarisce: “I media hanno un’importanza rilevante, ma esiste un humus che prescinde dalle notizie di attualità”. In più, secondo Weber, c’è una divaricazione sempre più pronunciata tra le sfere di fattualità, quella della rappresentazione e quella del percepito: “In altri momenti e in altri Paesi le tre sfere si sovrappongono – spiega – Qui, invece, le distanze sembrano dilatarsi. La rappresentazione è sempre quella di un Paese in declino e ha un effetto su quanto percepiscono le persone”.

L’Imu (ovvero l’abilità politica del Cavaliere)
Nessuno poi deve dimenticarsi – a prescindere dal curriculum giudiziario non invidiabile – dell’abilità politica dell’ex presidente del Consiglio. “E’ fenomenale” dice Weber. Prendiamo l’Imu. “Avrà certamente un appeal – dice l’ex presidente di Swg – su un elettorato che in questi casi reagisce subito. Non solo: accanto a questo bisogna ricordare la sua capacità di dettare l’agenda”. Fu Berlusconi a introdurre l’Imu come principale tema della campagna elettorale, e tutti dietro. E ora l’abolizione dell’imposta sugli immobili è stata cancellata almeno per il 2013: promessa mantenuta, successo politico acclarato. “Peserà tanto nelle prossime rivelazioni – prosegue Mannheimer – L’abolizione è ovviamente piaciuta alla base del Pdl. E’ vista come una vittoria di Berlusconi e i suoi elettori lo capiscono”. Anche se, secondo i dati su una domanda specifica, i dati di Ipr dicono cose leggermente diverse: “Il 60% degli intervistati ha risposto che avrebbe preferito che fossero abbassate le tasse sul lavoro”. 

L’insostenibile leggerezza del Pd
Tutti sono d’accordo. Il Pdl vince perché il Pd non si trova. Innanzitutto è in aumento l’astensione. “Noi l’abbiamo calcolata al 30%, a febbraio era al 25 – afferma Antonio Noto – E questo colpisce soprattutto il Pd” che ha un elettorato solitamente più fidelizzato e non “pesca” da altre aree, men che meno da quella di centrodestra. Parla di “debolezza” Mannheimer: “Le fratture interne non attirano l’elettorato che invece vuole certezze – dice – Sappiamo che le divisioni ci sono anche all’interno del Pdl, ma all’esterno ne esce un’immagine più salda”. Punto di vista simile quello di Weber: “C’è un limite di offerta nel centrosinistra: non riesce mai ad attirare altre aree elettorali. Quello che viene proposto non è sufficiente”. 

Pdl? A rischio crollo. Se il Pd offre una “concorrenza forte”
Una via d’uscita il Pd ce l’ha e corrisponde anche con la possibile discesa del Pdl, nonostante i numeri da sballo di queste settimane. Tanto che Weber arriva a dire di “non aver mai visto il centrodestra messo così male”. L’ex presidente di Swg infatti spiega che – anche grazie a movimenti come quello dei Cinque Stelle – la “forma mentale dell’elettore è cambiata”. Quindi i partiti principali potranno riassumere, sì, pezzi di elettorato perduti. Ma questi continueranno a portare avanti le istanze di cambiamento e rinnovamento dal di dentro. Ecco che qui si inserisce l’unica opportunità che ha il Pd per fare uno scatto in avanti, perché “ora sono tutti contenti solo perché Grillo non cresce, ma non è questo il punto”. Neanche il ritorno a Forza Italia (che a destra vedono come il completamento della rinascita dell’avventura berlusconiana) potrebbe reggere, secondo Weber, il colpo di una “concorrenza forte” da parte del centrosinistra. Tradotto: Matteo Renzi. “Se invece l’offerta resterà la stessa, Berlusconi se la potrà ancora cavare”.