Non tutti ce la possono fare a trasformare una baracca in una villa. A Capri, per giunta. Ma lui si chiama Riccardo Villari, è senatore, per giunta anche eletto col Pdl. Ne ha viste di tutti i colori e di tutte le bandiere: democristiano prima, poi globetrotter senza nessuna remora:  Cdu, Udeur, Margherita, Pd, Mpa, Pdl e, come se non bastasse tutto il resto, Coesione nazionale. Un pezzo d’uomo, dicono le donne. Piace a tutti, spiega Marcello Dell’Utri. Piace talmente tanto che è anche il candidato numero uno per l’Autorità portuale di Napoli, posticino da trecentomila euro l’anno e molto potere, quello maneggione.

Il senatore non ha fatto una piega nemmeno davanti alle notizie della sua residenza estiva. Capri, appunto. Una costruzione, terminata circa quattro anni fa, fatta utilizzando volumi edificatori che poi hanno dovuto ricorrere a un vecchio condono edilizio, quelli che piacevano tanto a Berlusconi. Così ora al posto del piccolo magazzino per le zappe sorge la villa del senatore, mentre poco più in basso, dove c’era la serra di un fioraio, c’è una seconda abitazione in procinto di essere venduta.

La costruzione si trova nella zona Castiglioni, la più prestigiosa di Capri, sul versante di Marina Piccola. Lì accanto c’è la villa di Ferragamo, poi quella di Peppino di Capri. Zone da 25 mila euro al metro quadro. In occasione del condono voluto da Silvio Berlusconi nel 1994, il precedente proprietario dell’area aveva presentato una domanda di sanatoria, dichiarando però volumi di costruzione maggiorati rispetto a quelli che effettivamente erano presenti in quel terreno, e cioè una piccola serra e un deposito attrezzi.

Il proprietario che aveva chiesto il condono muore. All’inizio degli anni 2000, Villari compra il terreno dagli eredi. Poi, in maniera formalmente regolare, presenta una domanda di cambio di destinazione d’uso e mette in piedi le due ville. La prima, la stessa che utilizza per sé, viene terminata intorno al 2008. Due piani, un terrazzo con piscina, le colonne coi capitelli dorici. La seconda, quella in vendita, giusto l’anno scorso.

Qualche rogna, a dire il vero, gliel’ha data la piscina, visto che qualche mese fa il senatore si è visto arrivare una mega-bolletta da 20 mila euro dalla GORI Acqua, la società partecipata anche dall’Acea. Per la casa del senatore era pronto il distacco visto che il pagamento era in ritardo. Poi la procedura per prosciugare villa e piscina è stata bloccata.

Capri, per un appassionato di mare come Villari, è un paradiso. Figlio dell’alta borghesia napoletana, infettivologo di fama ed esperto nel campo delle epatiti, Villari inizia la sua carriera politica con la Dc. Nel novembre 2008, quando è in parlamento con il Partito democratico, arriva il suo momento di gloria: con un colpo di mano del Pdl, allora maggioranza, Villari viene eletto alla presidenza della Commissione di vigilanza Rai, che spetterebbe all’opposizione. Veltroni vuole Leoluca Orlando, i berlusconiani no, così nominano l’infettivologo napoletano. Deve essere giusto una provocazione per trattare, ma non sanno con chi hanno a che fare: quando Veltroni e Berlusconi trovano l’accordo sul nome di Sergio Zavoli, Villari fra le spallucce: “Non mi dimetto”. Per schiodarlo, due mesi dopo è necessario sciogliere tutta la commissione.

Così, passato al centrodestra, dopo un sottosegretariato ai beni culturali nell’ultimo governo Berlusconi, Villari oggi è in corsa per l’Autorità portuale di Napoli. Per l’incarico si attende solo la parola del ministro Maurizio Lupi, ma le resistenze si fanno sentire da molte parti. Lui per non pensarci, si rilassa a Capri.

Il Fatto Quotidiano, 1 Settembre 2013