Nel tentativo di raccapezzarsi tra paradossi e strumentalizzazioni, il senso d’orientamento occidentale fatica a trovare la strada giusta da percorrere per affrontare la vicenda siriana.  La quantità infinita di variabili- ciascuna delle quali  può essere tenuta o non tenuta in considerazione, a seconda di quale punto di vista si scelga di sposare- inevitabilmente inibisce o dovrebbe inibire qualsiasi protervia nelle posizioni da assumere a riguardo.
 
Del resto la riluttanza di Obama, sulla quale tanta ironia hanno fatto i suoi avversari politici, i cosiddetti neocon, o viceversa il suo supposto guerrafondaismo, di cui si sono riempiti la bocca tutti quelli che preferiscono farsi gli affari loro e campare cent’anni, raccontano già l’ambivalenza profonda che genera una guerra civile dalle ipotetiche diramazioni allarmanti come questa.
 
Lo spettro dell’integralismo islamico, incarnato dall’estremismo dei Fratelli Musulmani, si mescola alla battaglie di emancipazione democratica che un popolo giovane, che ha ormai accesso alle varie culture globali grazie ai social network, richiede energicamente. Così, l’opposizione al regime, la Coalizione Nazionale Siriana, diventa una creatura ibrida: progressista o potenzialmente reazionaria, auspicabile o ben più temibile invece di una dittatura laica.
 
La famiglia Al-Assad con tutta la Siria mainstrem, si fa scudo dietro lo spauracchio di una dittatura religiosa che potrebbe insinuarsi sotto le mentite spoglie di emancipazione culturale per poi palesarsi a giochi fatti. 
 
Né più né meno quello che è accaduto in Egitto, dove nascosti tra i cori della Primavera Araba ed utilizzando la buona fede dei dissidenti, i Fratelli Musulmani sono riusciti a far democraticamente eleggere uno spaventapasseri come Morsi, dietro il cartonato del quale, stavano iniziando ad istituire una pseudo-dittatura religiosa.
Obama tutto questo lo sa, ma sa anche che l’utilizzo di gas nervini contro i civili viola platealmente il bando di armi chimiche istituito dalla prima guerra mondiale; e sa che nessuna risposta, seppur simbolica (si parla di cinque missili su obiettivi strategici- la cui scarsità è ulteriore elemento di critica da parte dei conservatori), rischia di mostrare la fragilità della politica estera americana, dando così il via all’anarchia mediorientale.
 
A complicare le cose per il Presidente si aggiunge il fantasma di gesta e bugie di Bush, il quale pretestuosamente invase l’Iraq, millantando la certezza che Saddam possedesse armi nucleari, ma mirando invece, da buon texano, in maniera neanche troppo dissimulata, al petrolio locale.
 
Nel caso Siria lo scenario è ben diverso: non sono certo gli interessi economici a portare Obama a questo sfoggio di muscoli di cui farebbe volentieri a meno. Eppure certo le influenze economiche rivestono sempre il loro ruolo: la Russia e la Cina, entrambe partner economici della Siria, hanno opposto il loro veto a qualsiasi tipo d’intervento militare dell’Onu.
Fingendosi ignari di un veto più che prevedibile, gli altri paesi europei, a partire dal nostro, si sono nascosti dietro le sottane delle risoluzioni Onu, sapendo che  così il problema resta tutto a Mamma America.
 
Obama si gira e rigira il cubo di Rubik tra le mani.
Tanto ormai lo sa: ballerà da solo.
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