Nel tavolo di fronte una coppia con bambino piccolo e nonni. Sul più bello della cena il piccolo si produce in una scenata memorabile con urla e strepiti. Tutti si mobilitano: chi cerca di distrarlo, chi di farlo ragionare, chi lo sgrida. Niente da fare: le urla di intensificano e gli imbonitori vengono respinti uno dopo l’altro in malo modo, messi al tappeto come colpiti da un pugile invincibile.   

Dagli altri tavoli gli sguardi si fanno più fitti, più eloquenti. I commenti si moltiplicano e la mannaia del giudizio si abbatte impietosa. “Se il bambino è così maleducato senz’altro la madre non ha fatto abbastanza”, forse il bambino ha carenza di attenzione, di affetto, forse gli mancano le regole, i limiti.   

Le urla cominciano a farsi insopportabili, la gente gira la testa anche dai tavoli più distanti. Il padre tenta la linea dura: la fermezza, chiaramente in disaccordo con la madre. Il nonno non sa più dove guardare. Finalmente il piccolo protagonista dello spettacolino viene allontanato nella speranza che scenda a più miti consigli, lontano da quel pubblico severo.   

La madre sembra stremata forse dai risvegli notturni, dalla fatica e dai dubbi divoranti sulle sue capacità di mamma.   

In ogni tavolo sembra esserci qualcuno che aveva la soluzione in tasca, la formula magica per trasformare l’agitato istrione in un compassato commensale.   

I genitori del piccolo diavoletto guardano nel vuoto, ciascuno dalla parte opposta: è incredibile come i bambini mettano a dura prova la nostra capacità di rimanere coesi, minino anche la più profonda intesa, l’unione più stretta. Ci rinfacciamo responsabilità e colpe: c’è sempre qualcuno che sa cosa si sarebbe dovuto fare.   

E forse è così: qualcosa si può fare per arginare, prevenire, minimizzare. Ma è anche vero che qualche volta non ce la facciamo, qualche volta tutto sembra congiurare contro. Qualche volta anche i bambini più placidi e ragionevoli sono difficili da gestire. Forse anche i figli degli altri, di tutti i fini pedagoghi seduti ai tavoli intorno, con lo sguardo indispettito, qualche volta hanno fatto un capriccio. Ma tutti sappiamo bene quello che è giusto e quello che non lo è. Soprattutto quando non siamo noi alle prese con un duenne fuori di sé che ci rende scoperti, vulnerabili, disarmati.

 

il Fatto Quotidiano, 26 agosto 2013