Non accenna a smorzarsi la tensione sui mercati finanziari all’indomani del lunedì nero di Piazza Affari. A pesare sui listini di tutta Europa, i timori di un’azione militare in Siria dopo le parole di lunedì del segretario di Stato americano John Kerry, che ha definito”innegabile” l’uso di armi chimiche a Damasco, aggiungendo che il ritardo con cui il regime ha concesso agli ispettori dell’Onu di raggiungere i siti coinvolti è un chiaro indizio di colpa.

E così Madrid è sprofondata del 2,96% seguita da Parigi (-2,42%), Milano (-2,34%) e Francoforte (-2,28%). E a poco è servita la notizia che la fiducia dei consumatori Usa ad agosto è salita a 81,5 punti contro gli 81 di luglio e sopra le aspettative, toccando il livello più alto da gennaio 2008. Così come non era servito il dato mattutino sull’indice di fiducia delle imprese tedesche calcolato dall’istituto Ifo ad agosto è salito a 107,5, superando le previsioni di 107,0. “E’ l’ennesimo dato che conferma come la locomotiva tedesca, dopo aver rischiato di finire in recessione a cavallo tra il 2012 e il 2013, si stia riprendendo dalla crisi economica – commenta Vincenzo Longo, market strategist di Ig -. A tre settimane dal voto in Germania, i dati non fanno che remare a favore della Merkel, che potrebbe beneficiare dei segnali macroeconomici incoraggianti per riuscire a ottenere il numero di consensi sufficienti a garantirle un governo senza ricorrere a una grande coalizione”. 

Su Piazza Affari, oltre al tema siriano, ha pesato anche il clima di incertezza legato alla tenuta del governo Letta, mentre il differenziale di rendimento Btp-Bund (lo spread) è volato a 260 punti base (248 la chiusura di lunedì) complice la discesa degli interessi pagati dai titoli di Stato tedeschi. Hanno affossato Milano ancora una volta i titoli bancari con Intesa (-4,37%), Unicredit (-4,17%) e Mediobanca (-4,09%). Pesano sull’indice anche le vendite su gruppi a grande capitalizzazione come Enel (-3,43%), Generali (-2,7%) e Luxottica (-2,1%). Dopo un primo rimbalzo, infine, è tornata a perdere terreno Mediaset (-1,9%) che lunedì era sprofondata di oltre il 6 per cento.

Oltre alla situazione della Siria e all’incertezza politica in Italia non hanno aiutato la ripresa dei listini i dubbi sulla riduzione degli acquisti di bond Usa, la cui tempistica dipenderà dai prossimi dati macroeconomici americani.  Non aiuta, nel frattempo, la gelata del Tesoro americano che ha lanciarto l’allarme debiti: gli Stati Uniti raggiungeranno il proprio tetto del debito entro la metà di ottobre e poco dopo non saranno in grado di pagare i loro conti. L’allarme ha gelato Wall Street, già sotto pressione. E proprio un attacco contro Damasco, i cui costi sarebbero dell’ordine di miliardi di dollari, potrebbe incidere e condizionare le trattative per l’aumento del debito, facendo aumentare, per gli Stati Uniti, le “bollette” da pagare.

Il presidente americano, Barack Obama, non intende negoziare sull’aumento del tetto del debito,ha detto il segretario al Tesoro Jack Lew, lanciando un avvertimento: non alzare la soglia è pericoloso, avrebbe conseguenze gravi, fra i quali un possibile default degli Stati Uniti, un’impennata dei tassi di interesse e una maggiore volatilità sui mercati. “Il Congresso deve agire rapidamente: gli Stati Uniti devono continuare a pagare i loro debiti”, ha detto Lew, sottolineando che entro la metà di ottobre saranno esaurite le misure straordinarie a disposizione del Tesoro per rallentare la corsa verso il raggiungimento del tetto del debito.

Alla metà di ottobre il Tesoro, “per finanziare il governo , avrà solo i soldi in cassa di giorno in giorno”, circa “50 miliardi di dollari”. Un’eventuale azione in Siria e il suo finanziamento peseranno sui conti americani e se da un lato – secondo alcuni osservatori – potrebbe accelerare la corsa del debito, dall’altro potrebbe far accantonare le divisioni in Congresso sul budget americano. Molti repubblicani chiedono infatti un intervento in Siria e, quindi, potrebbero essere spinti ad approvare un aumento del tetto del debito. I nodi sul tavolo da sciogliere per un aumento, secondo i repubblicani, sono i finanziamenti per l’Obamacare e i problemi legati alle tasse e alla spesa. “Il tetto del debito ci ricorda che, sotto Obama, Washington ha fallito nell’affrontare seriamente il deficit e il debito americano”, afferma lo speaker della Camera, il repubblicano John Boehner. Il debito americano è pari a 16.700 miliardi di dollari, un livello che continua a salire, con il Tesoro che spende più di quanto incassa. Il deficit americano è sceso quest’anno e alla fine dell’anno fiscale dovrebbe risultare pari a 600 miliardi di dollari

TOrnando all’Europa, secondo Longo “i miglioramenti della Germania dovrebbero fare da traino anche alle altre economie europee che sono ancora un pò indietro e risentono spesso di fattori interni che variano tra Paese e Paese. Nonostante i buoni dati odierni però, le principali piazze finanziarie hanno accelerato verso il basso dopo i dati, con l’euro/dollaro sceso al ridosso di 1,3320 – aggiunge -. Con il passare delle ore la questione siriana diventa sempre più incandescente e gli operatori temono un attacco da parte delle forze occidentali nei confronti del Paese. In un contesto di mercato che vede i principali listini mondiali prossimi ai massimi storici, queste notizie fungono da fattori destabilizzanti e in questi ultimi giorni di agosto, con volumi sottili, è possibile assistere a scivoloni di questo genere”.

Gli analisti di Ig sottolineano infine come i timori sulla Siria che hanno appesantito i mercati, offuscando i dati congiunturali migliori delle attese da Germania e Usa, non riguardano tanto il potenziale impatto economico del paese. “Il nodo ha più un carattere geopolitico, vista l’opposizione della Russia a un intervento armato – afferma Longonel commento di fine seduta -. L’unico impatto diretto è sulle quotazioni del greggio, salito ai massimi nelle ultime ore, dato che tutta l’area del Medio Oriente è un crocevia importante per i flussi di petrolio”.