Che sia stato fatto è cosa quasi certa, manca solo il nome dell’autore delle pressioni. E forse mai il soldato Edward Snowden aveva pensato che con le sue rivelazioni si sarebbe arrivati a tanto. Il partito laburista del Regno Unito reagisce con forza e attacca l’esecutivo conservatore e liberaldemocratico, in seguito alle rivelazioni fatte dal Daily Mail e dall’Independent, due storici quotidiani del Paese. Secondo la stampa britannica, il segretario del cabinet dei ministri del governo guidato da David Cameron, Jeremy Heywood, avrebbe chiesto al Guardian, altro cavallo di razza dei quotidiani britannici, di distruggere ogni documento relativo alla National Security Agency americana.

Nei mesi scorsi fu proprio il Guardian a rivelare al mondo molti dei segreti trafugati da Edward Snowden, scatenando con il cosiddetto “Cybergate” il putiferio nelle diplomazie e negli ambienti militari e di intelligence di mezzo pianeta. Secondo le ricostruzioni, la richiesta di distruzione delle prove, poi soddisfatta in parte, sarebbe arrivata proprio su pressioni del primo ministro conservatore, richiesta che è stata confermata in parte dallo stesso direttore del Guardian, Alan Rusbridger. E ora il Labour, appunto, per bocca del ministro ombra degli Interni Yvette Cooper, chiede un’inchiesta ufficiale sul ruolo di David Cameron, indagine che venga portata avanti dalla commissione di controllo sui servizi segreti. Il Guardian, nelle settimane scorse, per evitare gravi ripercussioni legali e sotto la minaccia da parte del governo, ha distrutto due memorie fisse di computer nelle quali erano contenute molte delle informazioni rivelate da Snowden al giornalista Glenn Greenwald.

Eppure, fu poi reso noto che lo stesso giornale aveva fatto delle copie delle memorie, che erano state messe al sicuro in due Paesi stranieri, Stati Uniti d’America e Brasile. Proprio a Rio De Janeiro vive, assieme al suo compagno, il giornalista Greenwald. E qualche giorno fa ha fatto notizia l’arresto, per nove ore, di David Miranda, partner del reporter del Guardian. Miranda è stato fermato all’aeroporto londinese di Heathrow in quanto sospettato di terrorismo. Lo stesso Greenwald ha poi scritto un editoriale sul suo giornale, accusando l’intelligence britannica di “comportamento minatorio”. Miranda non avrebbe infatti alcun legame con ambienti terroristici né al momento dell’arresto un qualche elemento lo avrebbe fatto pensare. “Minacce”, appunto, dice Greenwald, così il gioco delle parti in questa guerra di spie e di giornalisti arriva persino a coinvolgere l’intimità di una coppia dello stesso sesso molto in vista in certi ambienti politici del Regno Unito.

Per quanto riguarda la presunta richiesta arrivata al Guardian, il governo ha tuttavia negato ogni pressione illecita da parte di Jeremy Heywood. “Ci sono stati solo dialoghi costruttivi fra il segretario del cabinet e Rusbridger”. Il direttore del giornale ha comunque confermato l’avvenuta distruzione di hard disk, “effettuata in presenza di alcuni funzionari dell’intelligence britannica”. Così, fra documenti rubati, direttori minacciati, intimità di una coppia famosa sconvolta e agenti di sicurezza con il bianchetto in mano, prosegue una battaglia che è soprattutto una lotta fra poteri per garantire o negare l’informazione all’opinione pubblica mondiale. Eppure, dal parlamento, il capo del comitato per l’intelligence e la sicurezza, l’ex ministro degli esteri Malcolm Rifkind, cerca comunque di dare una chiave di lettura a tutta la vicenda: “Se il direttore del Guardian avesse avuto la coscienza a posto non avrebbe distrutto quei file e avrebbe fatto ricorso in tribunale. Ma si sa che quando si è in possesso di informazioni rubate si è comunque in un terreno losco e scivoloso”.