“Interesse personale? Beh sì, l’ho detto apertamente. Del resto se le aprissero una discarica sotto casa cosa farebbe?” Renato Brunetta, sulla discarica programmata  vicino la sua casa di Roma.

La stampa nazionale in Italia ha dato ampio rilievo al caso Renato Brunetta, ex Ministro della Pubblica Amministrazione, neo sposo che si oppone alla discarica sotto casa sua. Ha scritto sette interrogazioni ministeriali, una lettera al Messaggero, e ora grazie a lui, tutta l’Italia sa che c’è questa discarica della nostra discordia estiva.

Ma chi non ha santi in paradiso – o parlamentari con villa a Roma – e si vede costruire davanti casa Tav, pozzi di petrolio, inceneritori, siti di stoccaggio, raffinerie e ogni genere di abominio ambientale, che deve fare?  Quante interrogazioni parlamentari e quante lettere ha scritto Brunetta sull’Ilva, su Gela, su Falconara, sulle trivelle in Veneto, la sua regione?

Brunetta ha tutto il diritto di fare la sua battaglia contro la discarica. Spero però che questa sia per lui una occasione per diventare più generoso – con il suo tempo ed il suo interesse – a favore di chi combatte contro la devastazione ambientale in altre parti d’Italia. E che questa storia lo porti a guardare non solo il suo orticello – o la sua discarica – ma ad ascoltare i problemi dell’italiano medio alle prese con gli stessi problemi e gli stessi timori ambientali, mutatis mutandis.

Altrimenti è puro egoismo.

Vuole dei suggerimenti? Beh, siccome mi occupo di petrolio, ecco qui uno dei progetti petroliferi in questo momento in itinere in tutta la penisola, come riporta il Ministero dell’ambiente e su cui magari Brunetta può fare altre interrogazioni ministeriali, scrivere nuove lettere alla stampa e se vuole, mandare osservazioni di contrarietà.

Di tutte queste concessioni richieste presso il ministero dell’Ambiente la più dolorosa, secondo me, è quella del golfo di Taranto. Tutta la costa pugliese, lucana e calabrese che si affaccia sullo Ionio infatti è interamente coperta da concessioni petrolifere

I lucani e i tarantini hanno già veramente dato a questa nazione – la Basilicata è stata trivellata a più non posso, e l’Ilva di Taranto è ancora lì che tira fuori tutti i suoi veleni. Almeno il mare lasciamoglielo sano, per quel che resta.

Ecco Brunetta, se vuole, prenda carta e penna e si dia da fare.

I termini per le osservazioni di contrarietà presso il Ministero dell’Ambiente scadono il 3 Settembre 2013.