La criminalità organizzata in Lombardia?  “Da parte mia non ci sarà alcun tipo di sconto su questo versante. Ci sono presenze che vanno monitorate con grande attenzione”. Così si presenta ai giornalisti il nuovo prefetto di Milano Francesco Paolo Tronca, insediatosi oggi. Niente di rivoluzionario, ma la dichiarazione lascia intendere un netto cambio di passo rispetto al predecessore Gian Valerio Lombardi, che davanti alla Commissione parlamentare antimafia, in visita nel capoluogo lombardo nel gennaio del 2010, pronunciò la celebre farse: “A Milano e in Lombardia la mafia non esiste. Sono presenti singole famiglie”. Appena sei mesi dopo scattarono i 300 arresti – di cui 160 in Lombardia – dell’inchiesta Crimine-Infinito, una fotografia impietosa sul radicamento del sistema della ‘ndrangheta nella regione settentrionale, con omicidi, summit, strategie di conquista di affari e appalti

“Questi fenomeni non possono mai essere accettati, è una priorità del mio lavoro, non verrà trascurato alcun segnale”, ha continuato il neoprefetto Tronca, e le procedure negli appalti “saranno rigorosissime. La sicurezza non è negoziabile”. Il riferimento è in particolare a Expo2015, nel mirino dei clan calabresi fini dalla vittoria di Milano nell’aggiudicazione dell’evento. Già sotto il “regno” di Lombardi la prefettura aveva attivato controlli stringenti sui cantieri delle grandi opere pubbliche, in collaborazione con la Dia, allontanando decine di aziende sospette con lo strumento dell’interdittiva antimafia. Ed era stato lo stessoLombardi a consegnare alla Commissione parlamentare antimafia una relazione riservata che parlava  di una ‘ndrangheta “insidiosamente insediata nel tessuto economico legale” e forte di “consolidati rapporti” con le istituzioni. Ma nello stesso tempo il prefetto – che fra l’altro ricevette la olgettina Marysthell Polanco bisognosa di un passaporto – si preoccupava di far filtrare alla stampa una visione ben più rassicurante sulla tenuta della “capitale morale” di fronte all’assalto mafioso, in perfetta sintonia con la linea del governo di allora, con Silvio Berlusconi premier e il nordista Roberto Maroni all’Interno. Lo stesso Maroni che, diventato nel frattempo presidente della Regione Lombradia, lo ha nominato a giugno commissario dell’Aler, l’ente che gestisce le case popolari.