Io ti cambierò! Questo è il tipico pensiero che anima le persone che persistono nelle relazioni col loro persecutore. Ricordo una signora che aveva il marito alcolista. Lui aveva portato la famiglia sul lastrico e, nei momenti in cui beveva, la picchiava. Lei era animata dall’idea di poterlo cambiare. In fin dei conti era il padre dei suoi tre figli, da ragazzi si erano amati. Era convinta che con la sua abnegazione sarebbe riuscita a modificare il suo comportamento.

Anche nelle relazioni umane meno coinvolgenti compare l’idea di poter cambiare l’interlocutore. Un signore, ad esempio, aveva un collega di lavoro che gli scaricava addosso tutte le grane, le incombenze e che lo maltrattava. Lui pensava: “Se oggi gliela do vinta vedrai che domani sarà più accondiscendente nei miei confronti”. Non si rendeva conto che il collega, al contrario, ragionava secondo un altro schema: “Se oggi ha ceduto significa che cederà anche domani e se lo farà domani continuerà a cedere per sempre”.

Dietro a queste illusioni si cela quasi sempre, a livello inconscio, un ideale di sé onnipotente: “Sono talmente bravo, capace, efficace da riuscire a cambiare gli altri”.

Rendersi conto della realtà, anche se cruda e sgradevole, è l’unico modo per affrontare queste situazioni. Raggiungere la consapevolezza di non essere in grado di modificare gli altri. Quando innumerevoli prove hanno dimostrato le caratteristiche dell’interlocutore occorre accettare questo dato di fatto senza trastullarsi nella convinzione di poter attuare cambiamenti illusori.

Mi pare che anche nella realtà politica attuale ci si voglia cullare nell’illusione di poter cambiare e controllare i propri interlocutori. Numerose prove negli anni hanno dimostrato ampiamente con chi si ha a che fare.

Eppure si continua a pensare, in modo illusorio, di poter cambiare, tenere a bada, controllare.