E’ stata esclusa dalla white list per la ricostruzione dell’Emilia terremotata l’azienda di Giuseppe Iaquinta, padre del calciatore maglia azzurra, campione del mondo nel 2006, Vincenzo. A deciderlo, secondo quanto riferisce il Resto del Carlino, è stata la prefettura di Reggio Emilia che, sulla base di risultanze informative raccolte da polizia, carabinieri e guardia di finanza, avrebbe attestato “l’accertata sussistenza di tentativi di infiltrazioni mafiose volte a condizionare le scelte e gli indirizzi dell’impresa stessa”, la Costruzioni Iaquinta.

Secondo il prefetto Antonella De Miro, a portare a queste conclusioni, e ad escludere quindi l’impresa di Reggiolo dall’elenco di fornitori, prestatori di servizi ed esecutori di lavori non soggetti a rischio di inquinamento mafioso, elenco introdotto con il decreto legge 174/2012 per stabilire chi può accedere alle gare d’appalto pubbliche e private nei territori interessati da eventi calamitosi, e chi no, sono state alcune circostanze rilevate sulle frequentazioni e sulle parentele del titolare dell’azienda, Giuseppe Iaquinta. Circostanze che fanno riferimento alla cena del 21 marzo 2012 a Villa Cadè, alla quale parteciparono politici, imprenditori, ma anche persone ritenute vicine alla criminalità organizzata, tra cui Nicolino Sarcone, accusato di fare parte del clan Grande Aracri e condannato in primo grado a 8 anni e 8 mesi per associazione mafiosa. La cui figlia avrebbe una relazione sentimentale con il nipote del padre del bomber azzurro, dipendente della Bianchini Costruzioni Srl di San Felice sul Panaro, in provincia di Modena. Azienda a sua volta estromessa dalla white list.

In seguito a quella serata, De Miro emanò quattro provvedimenti di revoca del porto d’armi “per mancanza di requisiti di affidabilità”, che interessarono Pasquale Brescia, gestore del ristorante reggiano nel quale si era svolto l’incontro, Giuseppe Iaquinta, Antonio Muto e Alfonso Paolini.

Allora, il padre del calciatore si era difeso dalle accuse dichiarando la propria estraneità ai fatti: “Si può per una cena rovinare la vita di una persona onesta? Non vuol dire che solo perché uno è meridionale, è calabrese sia un delinquente. Sono 40 anni che siamo qui per lavorare, ci hanno sfruttato, hanno fatto i miliardi su di noi, poi ci siamo messi per conto nostro. Forse è questo che dà fastidio? Così, a Reggio non si può più vivere. Io sono una persona sicura della mia coscienza, pulita come mi hanno insegnato mio padre e mia madre e come ho in segnato di essere ai miei figli. Poi di quello che fanno gli altri a me non interessa, ognuno risponde per sé”.

Tuttavia, secondo la prefettura, ci sarebbero altri elementi da considerare. Gli inquirenti, infatti, avevano individuato un’auto intestata alla Iaquinta Costruzioni ai funerali di Giuseppe e Alfredo Grisi, imprenditori edili con precedenti per droga, estorsione e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, uccisi il 19 gennaio 2011, a colpi di pistola, in una concessionaria di moto, da un uomo considerato legato alla cosca Vrenna, della ‘ndrangheta.

Infine, a determinare la decisione presa dalla prefettura di Reggio Emilia avrebbe contribuito anche la parentela diretta dell’imprenditore calabrese, sposato con Vittoria Sorrentino, sorella di Rosario Sorrentino, scomparso a Cutro il 16 agosto 2000 e, secondo gli inquirenti, assassinato.

“Se conosco delle persone del mio paese che sono disoneste, non significa che pure io debba essere per forza disonesto” ha risposto alla prefettura Giuseppe Iaquinta. “Io escluso dalle imprese che possono lavorare negli appalti per la ricostruzione post terremoto? Non ne so nulla. A me risulta di esserci in quella lista – ha aggiunto – Se fosse vera questa mia esclusione dalla lista delle imprese sarebbe molto grave. E pure ingiusto”.