Adesso il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano revochi il titolo di Cavaliere del lavoro al pregiudicato Silvio Berlusconi.

All’indomani della condanna definitiva dell’ex premier appare un atto dovuto da parte del Quirinale togliere a chi si è macchiato tra l’altro di un gravissimo reato come la frode fiscale l’onorificenza eticamente più alta del Paese. 

I requisiti per ottenere la decorazione e il titolo sono chiari: il candidato deve essere un cittadino modello, a posto con la giustizia, e aver assolto i suoi obblighi con le tasse. Chiaramente non è il caso di Silvio Berlusconi. 

Tra l’altro una volta attribuito il titolo, l’insignito deve mantenere alto l’impegno etico e sociale. Allora, mi domando, di cosa parliamo? Il titolo di Cavaliere concesso dal Quirinale ha contribuito negli anni a rendere Silvio Berlusconi famoso nel mondo, accreditandolo come l’ “italiano di successo”.

E’ una narrazione di verità che ora e non domani dev’essere riscritta contro le menzogne e le fandonie propagandistiche raccontate in questi venti anni di storia patria disgraziata. La smitizzazione fantastica e fantasmagorica del Cavaliere, la sua spoliazione pubblica la si cominci con un chiaro atto istituzionale: la revoca della più alta onorificenza della Repubblica italiana.

Un gesto che Giorgio Napolitano con urgenza deve compiere a tutela dei tanti anonimi Cavalieri del Lavoro e dei cittadini che con il loro impegno, sacrificio, talento, rispetto delle regole ogni santo giorno danno lustro alla nostra martoriata nazione.

Il silenzio, il girare la faccia dall’altra parte, il far finta di niente, l’affidarsi ai tempi della burocrazia farebbe apparire il palazzo del Quirinale come timoroso e complice di un tycoon che ha piegando ai suoi voleri le istituzioni. Dev’essere chiaro una volta e per sempre a tutti : Silvio Berlusconi non è Silvio Pellico.