Apprendiamo dal Ministro della Difesa Mario Mauro che lo Stato ha già speso tre miliardi e mezzo “per adeguare” la portaerei Cavour ad accogliere i futuri F35, e per questo motivo non si può certo rinunciare al programma di acquisto.

Più che una notizia questo è un vero scoop, considerato il fatto che dal Parlamento si alzano voci di sdegno e di sconcerto. Pare, infatti, che deputati e senatori non ne sapessero nulla. Almeno non fino all’audizione al Senato di Mauro.

E allora io mi chiedo come sia possibile, e lo faccio ponendo al Ministro alcune semplici e dirette domande.

Sa, signor Ministro, la situazione in cui versano gli enti locali e conseguentemente le comunità amministrate? Ha una vaga idea del disagio sociale che attraversa il Paese da Nord a Sud in questo momento? Può sforzarsi di immaginare quante cose avremmo potuto fare con quei tre miliardi e mezzo di euro per rispondere alle esigenze delle famiglie?

Voglio raccontarle una storia, caro Ministro. Nel nostro comune siamo arrivati al paradosso di avere in cassa, disponibili, un milione e mezzo di euro. Che stanno lì a marcire per via di quello stramaledetto patto di stabilità che ci impedisce di usarli. Non possiamo pagare chi ha già fatto opere e interventi nel territorio e aspetta da mesi ciò che gli spetta. Non possiamo progettare un fico secco per il futuro. Non possiamo, nemmeno, intervenire per mantenere le opere, i servizi e le strutture utilizzate dai nostri cittadini.

Siamo fermi, paralizzati, e lei capisce bene che un Paese in queste condizioni non può andare avanti per molto tempo. La cosa che più ci indigna, di tutta questa faccenda, è che i vincoli che ci sputate addosso, dall’alto dei vostri palazzi romani, non valgono per voi.

Ci imponete sacrifici e tagli mentre voi vi permettete di calpestare la Costituzione e fare acquisti scellerati come quello degli F35. Non vi siete nemmeno presi la briga di inserire dei criteri di premialità per i comuni virtuosi.

Perché, veda, caro Ministro. Io sono d’accordo nel dire che a livello locale di sprechi ce ne sono stati e ce ne sono a volontà. E quindi ben venga il patto di stabilità e tutto il resto che ogni giorno ci imponete per ridurre la spesa pubblica (che nel frattempo continua a salire…). Abbiate però il coraggio di distinguere, e valorizzare con maggiori risorse, chi non getta denaro pubblico da chi imbroglia le carte.

La sua dichiarazione è uno schiaffo a tutti quei sindaci che ogni giorno fanno salti mortali per attivare una borsa lavoro, chiudere una buca in una strada, sostituire la lampada di un lampione bruciato da troppo tempo.

Se nessuno sarà in grado, democraticamente, di fermarvi per ciò che state facendo, abbiate almeno la decenza di tacere. La prossima volta.