Su La Stampa di ieri il lucido pezzo Luca Ricolfi La sinistra che nega la realtà, in cui il sociologo prende le mosse dalle critiche che hanno subissato il politico Stefano Fassina, reo d’aver affermato che oltre agli evasori abituali, la crisi ha determinato anche un’evasione “da sopravvivenza” di tutti coloro che, avendo perso il lavoro o disponendo di un reddito che non consente di raggiungere la fine del mese, arrotondano in nero evadendo per sopravvivere… all’incipiente miseria, diremmo noi.  

Ricolfi fa risalire questa “incomprensione e arroganza etica” della sinistra a quando, in seguito alla vittoria elettorale del Caimano (1994), lo storico Giovanni Berardelli pubblicò ‘esiziale saggio Se alla sinistra non piacciono gli italiani i quali, avendo sommerso di voti  un Caimano qualsiasi, “dovevano essere un popolo arretrato, amorale e privo di senso civico”.

Di qui la necessità di rieducare gli italiani con un approccio stalinista e/o socialista d’antan che da sempre affligge partiti & sindacati & intellettuali de sinistra i quali, sempre astenendosi dall’individuazione delle cause che hanno determinato la situazione – le ragioni e/o motivazioni per le quali gli italiani avevano votato per il Caimano e i motivi oggettivi che continuano a indurre gli stessi a evadere le tasse – si sono invece limitati a un mero, e mai veramente riuscito tentativo di correzione degli effetti.

Anche se lo spazio concesso a un post è insufficiente a un’analisi esaustiva che spieghi i complessi motivi per cui gli italiani evadono le tasse, ci basti qui sintetizzare che a fronte di una tassazione che ha raggiunto il 54%, i già pessimi servizi erogati subiscono costati peggioramenti. Tutti i servizi, nessuno escluso. Dall’orario degli sportelli pubblici – lunedì dalle 9 alle 12 e 20; mercoledì dalle 14,30 alle 17,20 & chi più ne ha più ne metta, sempre e comunque muniti di cappello in mano perché se per caso l’impiegato garantito s’offende, son dolori – ad atti burocratici a pagamento come per esempio il famigerato Atto Notorio, una sorta di duplicato di un testamento sottoscritto di fronte a un notaio, il cui costo ammonta a 700 euri, 400 di tasse e 300 al notaio. Il nostro si è peritato di farci notare che, pur ritenendo l’Atto assurdo e irragionevole, eravamo comunque tenuti a pagarlo. 

Quindi dagli Atti assurdi ma comunque dovuti, procedendo random, ai pedaggi autostradali senza pari. Nella ricca Svizzera 30 euri consentono di percorrere le autostrade per sei mesi o addirittura per un anno. Da noi la sola tratta di andata Firenze-Diano Marina in Liguria ha comportato un esborso di 35 e passa euri.  Per non dire della tassazione indiretta su qualunque cosa ci si possa ancora permettere. Come una scatola di tabacco irlandese da 13 auro, ove la ditta produttrice incassa un euro, il tabaccaio tre e gli altri dieci vanno all’erario. Non sono tasse anche queste?

Dove vanno queste tasse? Innanzitutto a coprire i più alti compensi percepiti in Europa da politici professionali e per tendenza, nonché a foraggiare le arcinote ruberie di un ceto politico senza vergogna. Tasse che poi servono a garantire il mantenimento e il rafforzamento dei privilegi dei già garantiti, a totale scapito dei ceti che garantiti non sono e di quelli che garantiti non saranno mai, come i famosi ggiovani  & via cantando.

L’altro giorno transitando in un viottolo di campagna a bordo della nostra vecchia utilitaria, ci siamo letteralmente im/battuti in una lussuosa Range Rover condotta da una giovane et av/venente signora bionda la quale, alla nostra richiesta del suo biglietto da visita, che le avevamo richiesto per poterle recapitare il preventivo del danno che ci aveva arrecato, ha esclamato: “Non dispongo del biglietto da visita perché la Regione (Toscana) non ha più un euro e quindi non ce li stampa, chiaro?”. Chiarissimo.

Viva la libertà è il titolo di un geniale film di Roberto Andò, da lui stesso sceneggiato con Angelo Pasquini, e interpretato da un esilarante Toni Servillo nel sosia di lui meme. Nel film il segretario del principale partito d’opposizione italiota, è in crisi perché i sondaggi elettorali lo danno per perdente. E lui non trova di meglio che scomparire dalla circolazione, mentre ai dirigenti del partito non rimane che sostituire il segretario fuggiasco con il suo fratello gemello, un filosofo matto ma geniale che, grazie un sottile gioco retorico, riesce a ribaltare i precedenti sondaggi elettorali, consentendo al fratello di ritornare al suo posto di segretario.

Se Marshall McLuhan diceva che l’Italia è la patria della retorica, ciò non significa che i nostri politici d’opposta sponda ma di larghe & collaudate intese, riusciranno a uscire da un’impasse di queste proporzioni grazie all’altrettanto collaudato et esclusivo uso della retorica, come finora han sempre fatto. Finora.