Che cos’è esattamente il femminicidio? Da un anno a questa parte sono sempre più quelli che se lo chiedono. Lo confermano i dati di Google trends. Le ricerche del termine “femminicidio” erano praticamente inesistenti prima del 2012. Sono iniziate a crescere dal marzo di quell’anno. Sempre stando ai dati forniti dal motore di ricerca si scopre che la maggior parte delle ricerche partono dal sud: in particolare da Cosenza, Catania e Palermo. Più del doppio di quelle generate nelle città di Torino, Firenze o Milano. Come mai? Al sud ci si informa di più? La risposta non è immediata né certa. “Non si deve commettere l’errore di applicare la matematica pura a questo tipo di indagini” spiega Andrea Boaretto, docente di marketing multicanale al Mip Politecnico di Milano. “Google oggi funziona anche come vocabolario – aggiunge – le persone spesso cercano informazioni che non conoscono, verificano il significato di termini che hanno sentito e su cui vogliono avere più informazioni. Femminicidio è in crescita probabilmente perché qualcuno ne sta parlando su altri canali: televisione, social network o giornali ad esempio”.

L’attenzione sale quando vediamo le immagini dei flash mob sui social network e in televisione o quando leggiamo della lettera di un prete che invitava le vittime di stupro a “farsi un esame di coscienza”. Cresce attorno il 25 novembre, la giornata mondiale contro la violenza sulle donne, e troviamo un picco l’8 marzo. E naturalmente ogni giorno la curiosità si alimenta attraverso i fatti di cronaca nera, ma anche fatti di costume, come il monologo di Luciana Litizzetto a Sanremo, e gli interventi dei politici. Forse al sud ci si informa di più perché lì le violenze sono più frequenti? No. I dati raccolti dall’associazione Casa delle donne per non subire violenza dimostrano che la maggior parte dei delitti avviene al nord Italia. “Attenzione – sottolinea Boaretto – i dati di Google ci fanno capire il volume delle ricerche, ma non ci dicono nulla sulle motivazioni che spingono le persone ad interrogarsi. Non dicono nulla sui percorsi di ricerca, né sulle risposte ottenute o sulla soddisfazione dell’utente. Infine non sappiamo come questi risultati vengano ricondivisi. Google trend mostra di cosa si parla on line, non come se ne parla”.

Per capire qualcosa in più in tal senso possiamo analizzare i contenuti condivisi sui social network, i dibattiti sui forum, i commenti e i contenuti redazionali. Però, c’è chi sostiene che attraverso Google trend si possa prevedere l’andamento della Borsa. Si potrà fare lo stesso con i movimenti sociali? Sicuramente possiamo affermare che un concetto prima sconosciuto si sta radicando nel dibattito pubblico e che sempre più persone, in tutta Italia, stanno cercando di capire di cosa si tratta. E come ha scritto di recente l’Accademia della Crusca: “Non si tratta solo di una parola in più, per quanto densa di significato, ma anche e soprattutto di un rovesciamento di prospettiva, di una sostanziale evoluzione culturale prima e giuridica poi”.