“Vorrei fare appello a chi possiede più risorse, alle autorità pubbliche e a tutti gli uomini di buona volontà impegnati per la giustizia sociale: non stancatevi di lavorare per un mondo più giusto e più solidale! Nessuno può rimanere insensibile alle disuguaglianze che ancora ci sono nel mondo!”. È l’appello che Papa Francesco ha rivolto visitando la favela di Varginha a Rio de Janeiro e abbracciando idealmente tutte le periferie esistenziali del mondo, quelle alle quali dal giorno della sua elezione al pontificato rivolge continuamente il suo pensiero nei suoi discorsi. Francesco, in visita ad una famiglia della favela, ha preso un caffè con la coppia.

“Ognuno – ha affermato il Papa – secondo le proprie possibilità e responsabilità, sappia offrire il suo contributo per mettere fine a tante ingiustizie sociali. Non è la cultura dell’egoismo, dell’individualismo, che spesso regola la nostra società, quella che costruisce e porta a un mondo più abitabile, ma la cultura della solidarietà; vedere nell’altro non un concorrente o un numero, ma un fratello”. “Desidero incoraggiare – ha aggiunto Francesco. – gli sforzi che la società brasiliana sta facendo per integrare tutte le parti del suo corpo, anche le più sofferenti e bisognose, attraverso la lotta contro la fame e la miseria. Nessuno sforzo di ‘pacificazione’ sarà duraturo, se non ci saranno armonia e felicità per una società che ignora, che mette ai margini e che abbandona nella periferia una parte di se stessa”.

Un discorso, quello del Papa nella favela, che ha toccato anche i temi della vita e della famiglia. “Non c’è né vera promozione del bene comune, né vero sviluppo dell’uomo, – ha sottolineato Francesco – quando si ignorano i pilastri fondamentali che reggono una nazione, i suoi beni immateriali: la vita, che è dono di Dio, valore da tutelare e promuovere sempre; la famiglia, fondamento della convivenza e rimedio contro lo sfaldamento sociale; l’educazione integrale, che non si riduce a una semplice trasmissione di informazioni con lo scopo di produrre profitto; la salute, che deve cercare il benessere integrale della persona, anche della dimensione spirituale, essenziale per l’equilibrio umano e per una sana convivenza; la sicurezza, nella convinzione che la violenza può essere vinta solo a partire dal cambiamento del cuore umano“.

Infine, un appello ai giovani “delusi da fatti che parlano di corruzione, da persone che, invece di cercare il bene comune, cercano il proprio interesse. Anche a voi e a tutti ripeto: non scoraggiatevi mai, non perdete la fiducia, non lasciate che si spenga la speranza. La realtà può cambiare, l’uomo può cambiare. Cercate voi per primi di portare il bene, di non abituarvi al male, ma di vincerlo”.

Quando in Italia era notte, Francesco ha condannato duramente il narcotraffico e rivolto un appello contro la liberalizzazione dell’uso delle droghe. “Quanti ‘mercanti di morte’ – ha affermato il Papa – che seguono la logica del potere e del denaro a ogni costo! La piaga del narcotraffico, che favorisce la violenza e semina dolore e morte, richiede un atto di coraggio di tutta la società. Non è con la liberalizzazione dell’uso delle droghe, come si sta discutendo in varie parti dell’America Latina, che si potrà ridurre la diffusione e l’influenza della dipendenza chimica. È necessario – ha concluso Francesco – affrontare i problemi che sono alla base del loro uso, promuovendo una maggiore giustizia, educando i giovani ai valori che costruiscono la vita comune, accompagnando chi è in difficoltà e donando speranza nel futuro”. Prima di concludere la sua visita all’ospedale San Francesco d’Assisi di Rio, il Papa ha benedetto una targa commemorativa per il nuovo padiglione del Polo Integrato di salute mentale per il recupero dei giovani tossicodipendenti, in costruzione grazie a un finanziamento della Conferenza Episcopale Italiana.