Popolarità giapponese a picco in Cina e Corea (del Sud), dove il 90% ed il 77% degli intervistati, rispettivamente, dichiara di avere un’opinione non favorevole del Sol Levante. Lo rivela il Pew Research Institute, un ente specializzato in sondaggi d’opinioni. Cinque anni fa, lo stesso sondaggio aveva rivelato un tasso di “antipatia” molto inferiore: 51% per la Corea e 69% per la Cina. Dove da un altro sondaggio risulta che il tasso di “Non gradimento” degli Usa è invece inferiore al 40%.

Notevole la differenza di giudizio tra le diverse generazioni: in entrambi i paesi i giovani dimostrano di essere meno ostili al Giappone dei loro genitori e sopratutto dei loro nonni. Tra le motivazioni addotte dagli intervistati per giustificare la loro antipatia per il Giappone la più importante è la mancanza di “pentimento” per le malefatte del passato. Chiaro il riferimento al massacro di Nanchino, per quanto riguarda la Cina, e alla lunga, violenta occupazione, per quanto riguarda la Corea.

Le recenti dichiarazioni del sindaco di Osaka, Toru Hashimoto, circa l’ineluttabilità del fenomeno noto sotto il nome di “donne di ristoro” (migliaia di donne coreane costrette a prostituirsi al fronte, per “ristorare” le truppe) non hanno certo aiutato l’immagine del Giappone. Immagine che tuttavia sembra molto positiva in altri Paesi asiatici: l’80% dei malesiani, il 79% degli indonesiani ed il 78% degli australiani, ad esempio, hanno infatti espresso un giudizio favorevole. Solo il 20% degli indonesiani e dei malesi, che pur hanno subito l’occupazione durante la guerra, sostiene che il Giappone debba ancora scusarsi formalmente, percentuale che in Cina e Corea invece supera l’80% degli intervistati.

E i giapponesi? Il 48%, sempre secondo il sondaggio, pensa che il Giappone abbia già chiesto scusa abbastanza ed il 15% che non debba proprio chiedere scusa. Una netta maggioranza dunque, che considera chiuso il conto con il passato. Percentuale che aumenta ancor di più tra I giovani: il 73% dei giovani tra 18 e 29 anni ritiene che il Giappone non debba scusarsi o che l’abbia già fatto abbastanza. Un divario netto rispetto a Cina e Corea del sud dove appena il 3% ed il 4%, rispettivamente, dei giovani pensa che il passato vada archiviato.

Nettissimo il giudizio negativo sull’attuale premier Shinzo Abe, noto per le sue posizioni “revanchiste” e per le sue provocatorie visite al Tempio Yasukuni, dove vengono venerati gli spiriti delle vittime della guerra, criminali compresi. Oltre l’85% dei cinesi e dei coreani lo considera un pessimo leader e un uomo “pericoloso”, e addirittura “capace di procurare una guerra”.