Tony Iwobi è un leghista, ma di colore. È nato a Gusau in Nigeria 58 anni fa. Da 15 è cittadino italiano. Ha due figli, italiani, perché Iwobi ha sposato una cittadina bergamasca. E nella provincia di Bergamo ha svolto tutta la sua carriera politica, arrivando a rivestire il ruolo di assessore ai Servizi sociali per il comune di Spirano e a tentare addirittura la scalata al Consiglio regionale lombardo, alle elezioni dello scorso febbraio, ma senza essere eletto. Pur essendo di origini africane, la fede leghista non la scorda, e bolla l’idea di instaurare anche in Italia il principio dello “ius soli” come una proposta provocatoria e di sinistra. Del ministero all’integrazione, retto da Cécile Kyenge, Iwobi ha poi un’opinione tutta sua: “Si tratta di uno spreco, in un momento di crisi economica, in cui i dicasteri andrebbero diminuiti non aumentati”. Una mosca bianca, Iwobi, perché in Lombardia gli stranieri la pensano diversamente. A partire dai tanti giovani di ‘seconda generazione’, nati nel nostro Paese da genitori stranieri e senza cittadinanza. ‘Lodi Città Aperta‘, un’associazione che nella cittadina lombarda raccoglie diversi ragazzi desiderosi di diventare italiani a tutti gli effetti, risponde così all’assessore leghista: “Non stiamo parlando una “carta” qualsiasi o di un documento inutile, nella cittadinanza ci sono le speranze di migliaia di giovani”. E così, in ben 160 comuni italiani, i partiti di sinistra hanno presentato mozioni consiliari per chiedere di conferire la cittadinanza onoraria a tutti i figli di migranti nati in Italia, che qui svolgono studi e lavoro in modo regolare. “Si tratta di riempire un vuoto lasciato dalla politica e dare risposte a tutti quei giovani che si sentono italiani ma non hanno un documento che lo provi”, dice chi si è reso promotore dell’iniziativa nel comune di Lodi  di Fabio Abati