Sono già diverse migliaia i sostenitori dei Fratelli Musulmani che sono arrivati in piazza Rabaa al-Adawiya, al Cairo, per partecipare a una manifestazione in sostegno del presidente deposto Mohamed Morsi e per chiedere la sua liberazione e il ripristino della “legittimità”. Tutti in piazza, nel “giorno del milione di martiri”: questo l’appello lanciato nella serata dell’8 luglio dai Fratelli musulmani in sfida ai militari in risposta al massacro al Cairo, dove la polizia ha aperto il fuoco su una manifestazione pro-Morsi con un bilancio di almeno 51 morti. La crisi egiziana si avvita pericolosamente verso la guerra civile, dopo che il partito islamico ha invocato una “sollevazione” popolare contro il golpe militare che ha deposto il presidente Mohamed Morsi. Timori accresciuti dalle dichiarazioni poco diplomatiche dei militari: “Manterremo la pace sociale a ogni costo”, è il messaggio contenuto in un comunicato diffuso dalle Forze armate egiziane. 

Sul fronte politico, il presidente egiziano ad interim, Adly Mansour ha incaricato Hazem Beblawi di formare il nuovo governo. Lo riferisce in un comunicato la presidenza della Repubblica. Mohamed el Baradei, invece – alla cui possibile nomina si era opposta la Fratellanza, è stato nominato da Mansour vice presidente della Repubblica con delega alle relazioni internazionali. Fonti qualificate riferite dalla Reuters ieri indicavano come probabile premier a interim l’ex ministro delle finanze Samir Radwan, che aveva ricevuto la benedizione anche del partito islamicoegiziano Nour, seconda formazione religiosa del paese. “Il presidente Adly Mansour lavora per la ricostruzione delle istituzioni del Paese e per realizzare la volontà popolare”, si legge in un comunicato firmato dal generale Abdel Fattah Sisi, del Comando supremo.

Il presidente ad interim Adli Mansour intanto ha annunciato modifiche alla Costituzione voluta dagli islamisti e ora sospesa, da sottoporre a referendum, quindi, infine, entro la fine del 2014, elezioni legislative che diano finalmente all’Egitto un parlamento. L’annuncio di Mansur – che fa anche una concessione ai Fratelli musulmani, mantenendo l’articolo della Costituzione che dichiara che la sharia è la principale fonte della legge – viene annunciato dai media egiziani in piena notte. Chiudendo una giornata in cui la violenza e le tensione hanno toccato il culmine con il massacro dei 51 sostenitori di Morsi, e con l’incitamento della Fratellanza alla “rivolta popolare” e a occupare oggi tutte le piazze del Paese in segno di protesta per i morti e contro i militari “golpisti”. Questa road-map, però, è stata bocciata stamattina dai Fratelli Musulmani. Per Essam al-Erian, numero due del partito Libertà e Giustizia dei Fratelli Musulmani, il piano di Mansour “porta indietro il Paese al punto di partenza. Ora è chiaro che non stanno prendendo di mira solo il presidente, ma l’identità e i diritti delle persone, la loro libertà e la democrazia”, ha detto al-Erian, citato dall’agenzia di stampa Dpa

Una situazione che rischia di sfuggire al controllo anche dei militari, da decenni tutori del potere in Egitto, e di scivolare nella guerra civile, come ha ammonito anche lo sheikh Ahmad al Tayyeb, rettore dell’università Al-Azhar del Cairo, la massima autorità religiosa dell’Islam sunnita.

Il decreto (dichiarazione costituzionale) della presidenza a interim fissa i tempi: entro 15 giorni va istituita una commissione costituente che entro due mesi presenti alla presidenza gli emendamenti alla nuova costituzione di stampo islamico – sospesa nel colpo di stato della scorsa settimana – voluta dai Fratelli musulmani. Gli emendamenti saranno quindi sottoposti a referendum popolare entro un mese dalla loro presentazione. Svolta la consultazione popolare, entro due mesi, cioè entro la fine dell’anno, si dovranno tenere le elezioni parlamentari. Solo allora, con una nuova costituzione e un parlamento funzionante, saranno indette nuove elezioni presidenziali. Per ora non si registrano reazioni, mentre il portavoce del Fronte di Salvezza Nazionale, la coalizione che raggruppa i laici, i liberali e le sinistra, e il partito salafita Nur hanno dichiarato di voler prima esaminare il decreto e di consultare i propri dirigenti prima di prendere posizione.