Che la Regione Lombardia non sia un posto particolarmente raccomandabile lo si capisce facendo due passi nei paraggi di quel monumento in vita che il fu governatore si è fatto erigere a Milano, 39 piani per 160 metri in zona isola. A noi capita spesso, visto che la sede del Fatto è di fronte all’imponente palazzone: non è che si facciano grandi incontri, tra leghisti 2.0 e residuati del precedente sistema di potere. In supporto della fisiognomica vengono le deliberazioni del Consiglio regionale. Che lo scorso 2 luglio ha bocciato la mozione presentata da Patto Civico e sostenuta da Pd e M5S, con cui si chiedeva il “riconoscimento dell’assistenza sanitaria di base anche per i minori non regolari” con “l’attribuzione del pediatra di libera scelta e l’erogazione di determinate prestazioni sanitarie per i figli di immigrati extracomunitari senza permesso di soggiorno”. Il centrodestra ha votato no: in fondo ci sono i Pronto soccorso per i piccoli clandestini, bastano e avanzano.

Di seguito alcune perle dal dibattito in aula.
Maria Teresa Baldini (lista Maroni, medico) ha detto che i figli degli immigrati non regolari invadono “il nostro tessuto sociale”.
Riccardo De Corato (Fratelli d’Italia) ha accusato il centrosinistra di voler strumentalizzare i bambini per “attaccare la legge sull’immigrazione”.

Ovvero quella meraviglia di Bossi-Fini che punisce anche chi non ha commesso reati, intasa le carceri così poi ogni due-tre anni si può fare un indultino o un’amnistia per dare una mano ai nostri politici che di reati invece ne commettono con una certa frequenza. Si legge su Repubblica che il presidente della commissione Sanità Fabio Rizzi (leghista pure lui) ha ben pensato che approvando la mozione si poteva consentire ai pediatri “di stilare liste di proscrizione per denunciare i bambini irregolari alle autorità”. Ideona.

Umberto Ambrosoli (primo firmatario della mozione) ha spiegato che “l’accordo fra il Governo e le Regioni del 20 dicembre del 2012 sottolinea come sul territorio nazionale sia stata riscontrata una difformità di risposta in tema di accesso alle cure da parte della popolazione immigrata. Lo stesso accordo invita all’iscrizione obbligatoria al Sistema sanitario regionale dei minori stranieri presenti sul territorio a prescindere dal possesso del permesso di soggiorno”. Alcune Regioni (Lazio, Puglia, Liguria, Campania, Calabria e Provincia di Trento) si sono adeguate, altre lo stanno facendo. La Lombardia no, per timore che i bambini stranieri rubino le cure ai loro coetanei italiani: i piccoli padani cresceranno con un grande esempio di inclusione sociale, non c’è dubbio . È strano – davvero – come la barbarie ci passi a fianco senza dare troppo nell’occhio. Chi scrive risiede in Lombardia, di questo passo non per molto: non è il caso di abitare in luogo dove un bambino, qualunque bambino, non può essere curato. Si potrebbe restare solo facendo una mega-scorta di antiemetici. Ma, sedata la nausea, resterebbe il senso di vergogna.

@SilviaTruzzi1

Il Fatto Quotidiano, 7 Luglio 2013