Dettava ordini su tutto: sigarette di contrabbando, estorsioni, traffico di droga, persino la disposizione dei venditori abusivi di cibo per strada. Si è arenata questa mattina la scalata al potere criminale di Alessandro D’Ambrogio, il boss del mandamento palermitano di Porta Nuova, che stava conquistando ampie fette della città. Uscito dal carcere nel 2011, in un anno e mezzo D’Ambrogio aveva riconquistato il bastone di comando nello storico mandamento di Porta Nuova, influenzando anche le zone limitrofe al suo rione, come il mandamento di Pagliarelli. Il suo nome era finito da tempo nel taccuino delle forze del nucleo operativo dei Carabinieri, che stamattina hanno fatto scattare l’operazione Alexander: in manette oltre a D’Ambrogio sono finiti in 31.

Dall’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci emerge un ritratto di Cosa Nostra che prova a trasformarsi per sfuggire alle maglie sempre più strette della giustizia. Il pizzo imposto ai commercianti è diventato pericoloso: troppe denunce, troppe le vittime che non ci stanno ad essere vessate e si rivolgono alle forze dell’ordine. Come il gestore di un pub a Isola delle Femmine, nel palermitano. “Stai attento a come ti muovi perché ti butto sugli scogli a te e a tuo figlio” gli dice D’Ambrogio stringendogli le mani al collo. Il boss di Porta Nuova, lo storico mandamento un tempo guidato da Pippo Calò, aveva quindi guidato la sua cosca verso affari più sicuri e molto più redditizi. Come il narcotraffico per esempio.

Per riempire la Sicilia di cocaina, gli esponenti della cosca di Porta Nuova aveva siglato un patto con le famiglie di Corso dei Mille, agganciando anche i gestori del narcotraffico a Trapani e a Mazara del Vallo. L’obiettivo era tagliare fuori dal mercato i trafficanti napoletani e gestire in solitaria lo smercio di stupefacenti dal Sudamerica alla Sicilia. Dalla sua agenzia di pompe funebri nel quartiere di Ballarò, D’Ambrogio impartiva ordini ai suoi luogotenenti, ricevendo l’ossequioso rispetto da parte degli abitanti della zona. “Sono venuto per chiedere se potevo mettere un chiosco di sigarette di contrabbando qui di fronte” chiede un tale Michele al boss, mentre le cimici degli inquirenti registrano tutto. D’Ambrogio però non ha dimenticato le regole ferree di Cosa Nostra, e le fa rispettare a tutti gli affiliati.

La nipote di un mafioso sposa un ragazzo che ha parenti nelle forze dell’ordine? Nessuno degli affiliati invitati al matrimonio dovrà presenziare alla cerimonia. L’inchiesta delle forze dell’ordine documenta anche l’affezione del boss per le ricorrenze religiose: durante la festa del rione, le telecamere degli inquirenti filmano D’Ambrogio mentre regge la “vara”, la statua della Madonna portata in corteo per tutto il quartiere. Dall’inchiesta della procura di Palermo però emerge anche una svolta social di Cosa Nostra. Giacomo Pampillonia, uno dei luogotenenti di D’Ambrogio, anche lui tra gli arrestati di oggi, utilizzava Facebook per inviare minacce agli estorti. E sempre sul profilo di Pampillonia sono presenti diverse foto in compagnia dell’ormai ex calciatore del Palermo Fabrizio Miccoli, indagato per estorsione e accesso abusivo a database informatico, recentemente finito nella bufera per le offese a Giovanni Falcone mentre si accompagnava a Mauro Lauricella, figlio di Antonino ‘u Scintilluni, boss della Kalsa arrestato un anno fa.

@pipitone87