La storia di Lorenzo Indrimi, pittore romano (classe 1930), potrebbe essere una favola moderna. A raccontarla è l’attore e regista Sergio Rubini in un cortometraggio di 15 minuti, un piccolo capolavoro presentato il 26 giugno nell’ambito del Festival della Filarmonica Romana “Il bosco di Eros“. All’anteprima sono presenti tutti i protagonisti della storia. Lorenzo Indrimi, il pittore; Massimo Martelli, il chirurgo; il quadro, operato, con i punti ancora ben visibili. La sala è gremita e impaziente.

Ma procediamo con ordine.

Nel 2006 Indrimi scopre di avere un tumore al polmone. Si informa e va dal chirurgo toracico più conosciuto in Italia: Massimo Martelli. Il medico riceve il pittore al Forlanini la mattina presto e, vista la tac, gli dice che lo deve operare. Indrimi, stordito, torna a casa. Ha paura. Ma non della morte. Ha paura che dopo l’operazione non potrà più dipingere. Decide di non sottoporsi all’intervento. Il conflitto dentro di lui, però, non si placa. Due anni dopo, all’improvviso, Lorenzo si alza in piena notte e comincia a dipingere un quadro. Ma non è il solito dipinto. Questa volta nel quadro “ci mette” il suo tumore.

Il quadro malato di Lorenzo IndrimiDopo qualche giorno torna da Martelli: “Massimo, devi operare il mio quadro. E’ malato, ha un tumore”. Il chirurgo prima si incazza, chiede se ha portato con sé accertamenti, vuole spiegazioni… Passano gli anni. Stremato dall’insistenza di Indrimi, Martelli si lascia convincere. Opera. Come se fosse una persona in carne e ossa. In sala operatoria, con la sua equipe che lo accompagna da 30 anni. Martelli coinvolge il suo amico Sergio Rubini, che si appassiona alla vicenda e decide di girare un breve filmato. L’intervento si svolge il 25 aprile 2013. Indrimi aspetta fuori, come si fa con i parenti. E’ nervoso.

In sala operatoria è tutto pronto. Martelli tasta il quadro e incide la tela con il suo bisturi. Con molta maestria e un po’ di fatica viene estratto “il tumore”, un batuffolo d’ovatta sporca. Che viene consegnato a Indrimi in un barattolo di vetro. Poi i punti, che non sono stati tolti, “a testimonianza che il quadro è vivo”, come ama ripetere il pittore.

E’ la fusione perfetta tra arte e scienza.

Sono passati sette anni. Lorenzo Indrimi sta bene. Non ha sintomi. Il prof. Cortesi, oncologo, gli chiede di sottoporsi a una Tac. Martelli è d’accordo: “Dobbiamo sapere”. Ma il pittore non vuole. Si rifiuta. Perché andare a toccare questo fragile equilibrio sopra la follia?

Martelli, ironico, si chiede: “Ma io allora che li opero a fare i miei pazienti? Da ora in poi gli dirò di portarmi un quadro”

Si ringrazia Sergio Rubini per l’autorizzazione alla pubblicazione delle immagini tratte dal suo cortometraggio inedito.