Chiusa la festa si apre la polemica. A due giorni dal Gay pride di Bologna, che ha portato 10 mila persone a sfilare in favore del riconoscimento dei diritti lgbt, il cardinale Carlo Caffarra punta il dito sul sindaco, Virginio Merola, condannando il discorso sui matrimoni e le adozioni gay pronunciato dal palco della manifestazione. L’arcivescovo scaglia un attacco durissimo: “Affermare che omo ed etero sono coppie equivalenti, che per la società e per i figli non fa differenza, è negare un’evidenza che a doverla spiegare vien da piangere”.

Il riferimento è alle parole del sindaco, che sabato, a fine corteo, aveva auspicato a un veloce riconoscimento delle coppie formate da persone dello stesso sesso. “Quanto ci vorrà ancora perché due persone dello stesso sesso non siano costrette ad andare all’estero per unirsi in matrimonio? Quanto ci vorrà per comprendere che uno dei momenti più belli di una famiglia ha bisogno di essere riconosciuto come uno dei diritti della persona?” aveva detto il sindaco. E non solo. Merola si era anche spinto oltre, aprendo il capitolo delle adozioni gay e delle famiglie arcobaleno, che per lo Stato italiano oggi sono ancora invisibili. “È solo questione di tempo, non più di opportunità. La strada è segnata, la direzione è chiara: anche l’Italia deve riconoscere i matrimoni gay e i diritti gay all’adozione”. 

Affermazioni che fanno infuriare Caffarra, da pochi giorni riconfermato dal Papa alla guida dell’arcidiocesi per altri due anni. “Sono di una tale gravità che meritano qualche riflessione. Quanto da lui profetato come ineluttabile destino del Paese a diventare definitivamente civile riconoscendo alle coppie omosessuali il diritto alle nozze e all’adozione è una battuta a braccio che costa poco: tanto non dipende dal sindaco. Ma ciò non toglie – prosegue l’arcivescovo di Bologna- la gravità di tale pubblica presa di posizione da parte di chi rappresenta l’intera città”. Secondo la Curia, non si può uscire dal solco delle famiglie composte esclusivamente da un uomo e una donna. “Qui non c’entra religione o partito, omofobia o discriminazione: sono i fondamentali di una civiltà estesa quanto il mondo e antica quanto la storia ad essere minati, e forse – conclude- non ci si accorge dell’enormità della posta in gioco”. 

A prendere le difese del sindaco ci pensa Franco Grillini, consigliere regionale in Emilia Romagna e presidente onorario di Arcigay: “Caffarra faccia il pastore di anime anziché intromettersi nella vita degli altri insultando e insolentendo milioni di persone della comunità lgbt che spesso sono pure cattolici”.