Parte oggi la rubrica del Fatto.it: Leonardo Coen, firma del giornalismo italiano, racconta il centesimo Tour de France tra cronaca, ricordi, retroscena e aneddoti

“Tocca a noi” si legge (in italiano) sui manifesti del Tour de France in Corsica. Ci sono voluti cento Tour per approdare nell’Isola della Bellezza e organizzarvi il “Grand Départ” della corsa, spacciandolo come una sorta di risarcimento morale per averla esclusa dai percorsi delle 99 edizioni precedenti, unico dipartimento francese a non avere mai avuto la Grande Boucle sul suo territorio. Peccato sia una gran balla retorica, quella del risarcimento morale. La Corsica ha sborsato 5 milioni di Euro all’ASO (Amaury Sport Organisation), la società che gestisce il Tour, per avere in cambio lo “storico” onore di ospitare tre tappe, in totale 714,5 chilometri. Ossia 6997,9 Euro al chilometro. Paul Giacobbi, il presidente regionale (Partito Radicale), sostiene che sono soldi ben spesi: un fantastico spot planetario, poiché l’evento è trasmesso da più di 80 emittenti in 190 Paesi ed è visto da un miliardo di telespettatori (gli organizzatori sparano invece la cifra di 3,5 miliardi). Il giro d’affari è impressionante: il ritorno pubblicitario per gli sponsor delle squadre equivale ad almeno otto volte il budget investito nell’anno. Dovrebbero istituire una nuova classifica, quella dei Gran Premi della Montagna di Denaro, altro che colli pirenaici, mont Ventoux o Deux Alpes, e attribuire la maglia col logo del dollaro o dell’Euro…pedalare stanca i corridori ma arricchisce gli sponsor.

A proposito di Corsica, qualcuno ha anche calcolato quanto “costa” alla Francia l’isola di Napoleone: 3,6 miliardi di Euro l’anno di aiuti. Sottinteso: possono pure spendere quei cinque milioni per rilanciare l’immagine (appannata) dell’isola, “malata di denaro sporco” (titolo del Figaro, venerdì 16 novembre 2012), e di regolamenti di conti (dal 2008 ad oggi più di cento vittime). Alla vigilia della prima tappa, il prefetto ha suggerito agli abitanti di restarsene a casa, tanto possono seguire il Tour in televisione: la paura di un attentato indipendentista è sempre stato l’alibi che ha emarginato la Corsica dal Tour. Caustici Le Monde e le Nouvel Observateur: il Tour in Corsica senza spettatori corsi…Sta di fatto che il Tour fa da cartolina illustrata in un’isola travolta dalla crisi: 18mila disoccupati, il 19,3 per cento dei nuclei familiari poveri, non invidiabile record francese, disparità sociali molto accentuate. Dunque, panem et circenses, pardòn, ciclistes…

E poi, che tristezza: non c’è nemmeno un ciclista corso nel plotone. Sarebbe stato bello – e coraggioso – ingaggiarne uno, un po’ come hanno fatto con il cinese al Giro d’Italia. Il fatto, purtroppo, è che dal 1903 ad oggi c’è stato un solo corridore isolano diventato professionista: Dominique Bozzi, di Ajaccio, attuale direttore del Tour de Corse, gara a tappe che ha vissuto alterne vicende e parecchie pause. Bozzi ha 41 anni, ha smesso nel 1997 e in tutta la sua carriera ha vinto due corse, una in Bretagna e l’altra a casa sua, il Tour de Corse del 2001: “Non ho mai pedalato per me stesso, ma per la mia terra”, sostiene fieramente, lui è tornato ad Ajaccio sei anni fa, “allora c’erano solo 200 tesserati in tutta l’isola, adesso sono 960”, merito del suo impegno e della passione per uno sport tanto amato quanto poco credibile per le vicende doping. Il Tour potrebbe far lievitare i tesserati a quota duemila: tanti quanto le tappe disputate in 110 anni. La duemillesima, infatti, si corre proprio in Corsica, domani. Un primo luglio due volte fatidico, promette Bozzi: “I corridori non vinceranno il Tour in Corsica, ma alcuni lo perderanno qui: nella terza tappa da Ajaccio a Calvi c’è una discesa maligna, giù dal Col de Marsolino c’è l’agguato delle cadute”. Tour de France tour de souffrance, aveva scritto Albert Londres. Nel 1924.

Lettura consigliata: Tour de France tour de souffrance, Albert Londres, edizione italiana Excelsior 1881, 21,50 Euro.