“Adesso le imprese non hanno alibi, possono assumere giovani, ovviamente a tempo indeterminato”. Enrico Letta annuncia così i “quasi 1,5 miliardi di euro per l’Italia” previsti dall’accordo raggiunto al vertice Ue. “E’ un grandissimo risultato”, ha detto il premier italiano, sottolineando che “abbiamo quasi triplicato i soldi che spetteranno all’Italia nel complesso dall’Ue” e precisando però che sul lavoro “bisogna rifuggire da aspettative eccessive”. Letta ha poi spiegato che “nell’accordo finale è stata aggiunta una disponibilità di 3 miliardi di euro oltre ai 6 di prima”, così che Bruxelles attribuisce “una quota complessiva di 9 miliardi” per la lotta alla disoccupazione.

Per l’Italia le risorse sono “all’incirca 1 miliardo nel primo biennio” e il resto negli anni successivi, “ma conto che quando saremmo qui a rinegoziare il bilancio fra due anni, riusciremo ad ottenere ancora di più”, ha precisato il premier. La somma dell’intervento italiano e dei fondi europei fa quindi “un pacchetto di interventi con una massa critica significativa”, ha aggiunto, sottolineando che siamo in presenza di un “abbattimento del cuneo fiscale”.

Il vertice Ue ha inoltre certificato l’uscita dell’Italia dalla procedura per deficit eccessivo. Una buona notizia, per quanto attesa, che ha permesso comunque a Letta di commentare con entusiasmo: “La giornata di oggi è cominciata meglio di com’era cominciata ieri”.

L’incontro tra i leader europei non è però iniziato di certo iniziato nel migliore dei modi. Il premier inglese David Cameron ha infatti provato a mettere i bastoni tra le ruote, mettendosi di traverso dopo l’intesa raggiunta sul bilancio europeo 2014-2020, temendo che Londra ci rimettesse qualcosa. Cameron difendeva il suo sconto (“rebate”), di cui gode dai tempi della Thatcher, messo in discussione da Parigi per una interpretazione diversa della nuova politica agricola comune che ha rivisto i fondi dello sviluppo agricolo. Una volta accontentata Londra ha ritirato la minaccia di veto e il vertice ha potuto approvare il nuovo piano per l’occupazione giovanile che si arricchisce anche di almeno due miliardi in più sui sei già stanziati.

I 27 hanno accettatto così di anticipare al biennio 2014-2015 i sei miliardi dell’Iniziativa per l’occupazione contenuta nel quadro finanziario pluriennale. L’accordo sul bilancio era stato trovato inizialmente al vertice di febbraio, ma era stato bloccato dal Parlamento europeo, che chiedeva più flessibilità tra le voci di spesa e la copertura dei deficit. “Si è decisa la riapplicazione delle decisioni di febbraio sul bilancio”, ha commentato Letta lasciando il vertice, riassumendo l’esito del confronto e in particolare sul mantenimento dello “sconto” in favore della Gran Bretagna.

Mentre la cancelliera tedesca Angela Merkel ha ricordato che “a febbraio avevamo raggiunto l’accordo che non sarebbero state cambiate le basi di calcolo”, lasciando capire che l’Ue ha dato a Cameron quello che gli era dovuto. E dicendosi soddisfatta perché “ora possiamo pianificare” gli interventi per la crescita.

L’esito del vertice a Bruxelles è un risultato che si aggiunge all’intesa raggiunta nei giorni scorsi sul “fallimento ordinato” delle banche, ovvero i criteri da applicare in caso di ristrutturazioni o chiusura degli istituti. I minstri finanziari hanno trovato così un compromesso tra chi, Berlino in primis, cheideva regole uguali per tutti e chi, come l’Italia, chideva più flessibilità.