L’eliminazione al primo turno del torneo di Wimbledon dell’americano Wayne Odesnik, numero 107 della classifica Atp, fa sicuramente meno scalpore di quella di Rafa Nadal, di Roger Federer o di Maria Sharapova. Eppure il nome del tennista americano meriterebbe di essere altrettanto famoso, se non altro perché rappresenta il lato oscuro del tennis: quel mondo fatto di doping, partite vendute e scommesse illegali che a differenza di altri sport fatica ad emergere. Forse perché, come ha denunciato un esperto al Mail on Sunday domenica scorsa, alla vigilia del torneo più prestigioso: “La federazione non vuole che si tocchino i nomi grossi e piuttosto che fare scoppiare lo scandalo preferisce nascondere il tutto sotto il tappeto”. Secondo la gola profonda del tabloid inglese, sotto osservazione per il tennis-scommesse sarebbero anche giocatori nei primi 50 della classifica, anche tra i primi dieci.

“La famiglia del tennis conosce benissimo chi può corrompere e chi è corruttibile” continua l’esperto, e si dice stupito che da quando è stata istituita nel 2009 la Tennis Integrity Unit abbia perseguito e fatto squalificare solo pesci piccoli. Prima i poco magnifici cinque italiani accusati di scommettere sul tennis, benché non sulle loro partite, con Di Mauro (il primo squalificato della storia dalla Tiu), Starace, Bracciali, Galimberti e Luzzi che fanno appello all’Atp e perdono. Poi negli ultimi quattro anni sospesi o radiati dalla Tiu solo quattro pesci piccolissimi: l’austriaco Koller, il serbo Savic, il russo Krotiouk e appunto Odesnik. Lo statunitense finisce sotto la lente della neonata Tiu proprio a Wimbledon del 2009, quando perde 3 set a zero contro l’austriaco Melzer in un match di nessuna importanza che attrae però centinaia di migliaia di sterline scommesse proprio sul risultato di 3-0 per l’austriaco.

Come prassi la Tiu non rende pubbliche le sue indagini, quindi non conferma. Un anno dopo, a gennaio 2010, Odesnik è fermato alla dogana australiana di Birbane e denunciato perché in possesso di ormoni della crescita, siringhe e medicinali vari. Ed è quindi sospeso dalla federazione internazionale di tennis per due anni per doping. A fine anno però, Odesnik torna a giocare. Le speculazioni che abbia cominciato a collaborare con le autorità nelle indagini su doping e partite truccate, e per questo abbia ottenuto uno sconto sulla pena, si fanno certezza quando il sito sportintelligence.com scrive che il suo nome compare negli atti di incriminazione del tennista austriaco Kollerer, squalificato a vita nel gennaio 2011 per aver venduto partite. Lo stesso sito però scrive che per la Tiu Odeskin, che ha contribuito a fare squalificare Kollerer, è considerato “inaffidabile” come testimone.

L’anno scorso, sempre all’inizio di Wimbledon, il futuro finalista Murray se ne esce con questa curiosa frase: “I tennisti che sono stati squalificati non dovrebbero essere reintegrati solo perché raccontano cose sugli altri giocatori, sono solo delle spie” riferendosi poi col termine snitch, assai spregiativo, a Odesnik. L’americano nega ogni collaborazione con la Tiu e gioca il suo torneo, dov’è subito eliminato. Quest’anno il Mail On Sunday riferisce di avere le prove che sia Odeskin il principale collaboratore delle autorità nelle indagini su doping e corruzione nel tennis. Passano pochi giorni e lo stesso quotidiano scrive che il nome del tennista è improvvisamente saltato fuori come indagato nell’inchiesta sulla famigerata clinica del dottor Bosch, un medico statunitense accusato di dopare pugili e giocatori della Nfl.

Nonostante tutto Odeskin prende parte lo stesso a Wimbledon 2013, esce martedì al primo turno contro il tennista di Taiwan Jimmy Wang, e così si porta a casa, oltre alle 23mila sterline che spettano a chi è eliminato al primo turno, tutte le probabili polemiche e i possibili scandali che avrebbero potuto derivare da una sua continuata partecipazione a Wimbledon. Il lato oscuro del tennis, anche per quest’anno, è nascosto come polvere sotto al tappeto. O meglio, sotto il manto erboso di Wimbledon.