L’ultima immagine è quella di Emilio Colombo che varca il portone di Montecitorio sorretto da un collaboratore. Dentro il Parlamento riunito in seduta congiunta vota per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica, fuori, centinaia di “grillini” scandiscono il loro Ro-do-tà, Ro-dotà.

Colombo è immobile e osserva quella scena mai vista prima nella sua lunga carriera. Una storia lunga iniziata prestissimo a Potenza, è qui che, come usava ai tempi, quel giovane di belle speranze ma di scarsi mezzi familiari, viene aiutato negli studi dal vescovo della città. Il giovane Emilio inizia la sua formazione nei ranghi dell’Azione Cattolica, dove presto si affermerà come brillante dirigente.   

Sono gli anni dell’immediato dopoguerra, il Sud è sconvolto dalla fame e dalle occupazioni delle terre. La Basilicata è infiammata dai versi civili di Rocco Scotellaro, i braccianti senza terra occupano i feudi, la Chiesa organizza il nuovo potere destinato a fare da diga al pericolo comunista, e sceglie i giovani migliori. Emilio Colombo a 26 anni è deputato alla Costituente, da quel momento la sua sarà una continua ascesa dentro il potere della Dc. Anni 50, anni di lotte durissime dentro il partito-Stato, a favorire l’exploit dei giovani leoni Colombo e Fanfani è la fine del potentissimo ministro Piccioni, travolto dallo scandalo Montesi. Per Emilio Colombo si spalancano le porte di ministeri importanti, come quello del Tesoro a metà anni 60, quando per due volte la lira ottiene l’oscar di moneta europea più forte. Altri tempi e altra stabilità monetaria. Colombo sarà anche presidente del Consiglio dall’agosto 1970 al febbraio 1972.   

Il suo potere sembrava eterno, e si fondava sulla regola ferrea di molti leader Dc. Innovatori a Roma e gestori di un rigido sistema di potere e clientele nei loro collegi. Totus politicus. Colombo, scrisse Indro Montanelli, non si sarebbe mai ritirato a vita privata, “perché una vita privata, per ritirarcisi, bisogna averla. E Colombo non ne ha mai avuta”. La politica separata dal personale. Nel corso della sua carriera non ha mai replicato ai pettegolezzi sulle sue presunte tendenze gay. Spifferi, articoli di giornale, una micidiale foto su una rivista che lo ritrae sugli scogli di Maratea come un sirenetto. Silenzio.

Colombo sorrideva divertito anche agli attacchi del principe dei corsivisti Fortebraccio. “Emilio Colombo detto l’europeo, va in giro con una testa della quale non è noto il proprietario. Una testa demaniale”. Una sola volta, alla fine della sua carriera politica, l’uomo potente ha un cedimento. I giornali pubblicano indiscrezioni su un traffico di cocaina e festini hard che coinvolgono politici e vip. Colombo ammette di essere un consumatore abituale e scrive una lettera accorata. “Nella vita ogni persona tenta di inviare messaggi positivi. Tra quelli negativi, da parte mia, c’è questo episodio. Per il quale oggi, in piena onestà, mi sento di dover chiedere scusa”. Sì, una volta i politici arrossivano e chiedevano scusa.

il Fatto Quotidiano, 26 Giugno 2013