L’ordine è partito dal ministro della Difesa: i militari sudcoreani dovranno risparmiare sull’elettricità. La “dichiarazione di guerra allo spreco”, come l’ha definita il Korea Times, è conseguenza del rischio di interruzioni della corrente e blackout cui il Paese potrebbe andare incontro questa estate. Colpa dei reattori nucleari fermi per le irregolarità emerse nei mesi scorsi, con componenti non certificati usati negli impianti. L’ultimo scandalo in ordine di tempo è scoppiato a fine maggio quando si è scoperto l’impiego di cavi difettosi e test sulla sicurezza taroccati. Era così emersa quella che il quotidiano di orientamento progressista Hankyoreh ha definito “la simbiosi tra pubblico e privato della mafia nucleare”. Si è scoperto, per esempio, che un buon 30 per cento degli alti dirigenti della Korea Hydro & Nuclear Power, ossia del gestore degli impianti, una volta in pensione hanno cominciato una nuova vita lavorativa in società incaricate di progettare, costruire, equipaggiare o controllare gli impianti.

Fino al 2011, quando fu istituita la Commissione per la sicurezza nucleare, controllori e controllati erano di fatto gli stessi e della sicurezza si occupava chi doveva promuovere l’energia nucleare. L’atomo fornisce un terzo dell’energia alla quarta economia dell’Asia. Dei 23 reattori sparsi per le coste del Paese, nove sono al momento fermi per ragioni diverse. La scorsa settimana è stato decisa la riattivazione del reattore Hanbit-3, che nei giorni scorsi ha raggiunto la piena capacità di mille megawatt. Poi è arrivata l’ennesima allerta per possibili interruzioni, in attesa che anche il rettore Hanul-5 riprenda a lavorare a pieno ritmo una volta terminati i controlli. L’esecutivo ha varato un piano di risparmio energetico che mira a ridurre i consumi nel settore pubblico di almeno il 20 percento. Sono previsti aumenti delle tariffe per chi usa l’elettricità negli orari di punta. Nella capitale Seul l’amministrazione locale ha deciso invece di diminuire le corse della metropolitana. Nei due mesi estivi i treni diminuiranno dagli attuali 1.050 al giorno a 919 e i tempi d’attesa tra un viaggio e l’altro salirà da uno a tre minuti. E mentre nel Paese si alza la colonnina di mercurio, la temperatura dei climatizzatori negli uffici non dovrà scendere sotto i 26 gradi.

A passare sotto la lente del governo saranno anche i consumi delle società private. Secondo il Financial Times, le grandi ditte del manifatturiero hanno detto che contribuiranno a raggiungere gli obiettivi fissati dall’esecutivo. La Lg Chem, il più grande gruppo della chimica sudcoreana, ha annunciato che sposterà l’avvio di alcune linee di produzione negli orari in cui i consumi sono più bassi. Hanno accolto le richieste della Korea Electric Power Company anche i grandi conglomerati che dominano l’economia del Paese: Samsung Electronics, Hyundai Moter e LG Electronic. Allo stato di necessità si è quindi adeguato anche il comparto della difesa. “Prenderemo parte agli sforzi del governo per contenere i consumi di energia mantenendo allo stesso tempo la nostra capacità di reazione”, ha detto il ministro Kim Kwan-jin. Il piano prevede che a luglio e ad agosto i consumi si riducano del 15 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, cercando di arrivare oltre al 20 per cento nelle fasce orarie di maggior consumo. Il ministero manderà un avviso alle unità che supereranno del 5 per cento i consumi dell’anno precedente. Se si andrà oltre il 10 per cento ci saranno ispezioni fino a decidere di tagliare la corrente come estrema soluzione. Uniche a restare fuori dal piano sono le unità che devono essere pronte al combattimento.

di Cecilia Attanasio Ghezzi