Le parole di Miccoli su Falcone sono ancora più gravi proprio perché pronunciate da un calciatore famoso che, per di più, gioca proprio a Palermo.

Come calciatore ci era pure simpatico per le sue invenzioni geniali, per le punizioni micidiali, per le serpentine ubriacanti, questa volta, però, ha ubriacato se stesso, ha segnato nella sua porta, ha fatto una clamorosa autorete, di quelle che stroncano una carriera e non solo calcistica. Quelle parole scagliate contro Falcone non hanno e non possono avere giustificazione, sia per quanto riguarda il testo, sia per quanto riguarda il contesto, forse ancora più disgustoso. In attesa degli inevitabili provvedimenti che dovranno essere assunti dalla società, dalla Lega, dalla associazione calciatori, sarebbe davvero il caso che lo stesso Miccoli, oltre a chiedere scusa, decidesse di passare le prossime settimane in uno di quei campi di lavoro e di studio realizzati da Libera proprio sui terreni sequestrati a mafia e camorra.

Così magari si farà un’idea più chiara sulla mafia e su quelli che sono morti per aver sfidato i mafiosi, che hanno “infangato e infangano” la Sicilia e l’Italia. Per ora il fango, evocato da Miccoli a proposito di Giovanni Falcone, è destinato a ricoprire il Romario del Salento, questo uno dei suoi soprannomi: grande sul campo, infimo nella vita.