Dopo lo sciopero dei vigili urbani, la protesta dei dipendenti pubblici a Parma si allarga all’intera macchina comunale. Con una maggioranza quasi assoluta (solo 7 contrari e 5 astenuti), circa 400 lavoratori del Comune in assemblea insieme ai rappresentanti delle sigle Fp Cgil, Fp Cisl, Uil Fpl, Diccap Sulpm hanno proclamato lo sciopero generale. Alla base della protesta, la vertenza in corso da mesi con il sindaco Cinque stelle Federico Pizzarotti per la riduzione del fondo indennità e dei premi di produzione. Il prefetto sarà avvisato nei prossimi giorni, il blocco potrebbe arrivare già entro la fine del mese, a meno che non si arrivi prima a una mediazione, che però appare difficile.

Dopo trattative andate a vuoto, la protesta sotto il Comune a marzo e la prima manifestazione della polizia municipale che ha incrociato le braccia domenica scorsa in occasione della manifestazione delle Frecce Tricolori, la situazione è precipitata nei giorni scorsi. Mercoledì sindaco e giunta hanno deciso autonomamente di pagare le indennità dei dipendenti dopo lo stop che era stato imposto alla fine del 2012 dal decreto Brunetta. Un atto provvisorio, come prevede la legge in questi casi, in attesa di arrivare a un accordo, che nelle intenzioni dell’amministrazione aveva l’obiettivo di allentare la tensione per il tempo necessario alla delegazione trattante di arrivare a un compromesso tra le parti. Un gesto che però non è stato interpretato come un’apertura dalle sigle sindacali, che hanno anzi visto nella scelta unilaterale una delegittimazione del loro ruolo. Anche perché il sindaco nell’occasione li ha accusati di fare “molta politica e poca tutela dei lavoratori. L’amministrazione la sua parte l’ha fatta – ha aggiunto Pizzarotti – e sarà ancora una volta propositiva cercando fino all’ultimo la mediazione. Mi aspetto invece dai sindacati meno politica strumentale e più volontà di arrivare ad una soluzione condivisa”.

La decisione del sindaco è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Prima la dichiarazione di guerra dei sindacati, poi l’assemblea con i lavoratori che hanno annunciato la volontà di incrociare le braccia in massa. E se il Comune non si presenterà al tavolo in prefettura, come ha già fatto in passato, il rischio questa volta è di una multa di 40mila euro perché l’ultima assenza del 3 giugno al tentativo di conciliazione tra le parti (che secondo i sindacati avrebbe permesso di evitare la protesta della municipale) è costata al sindaco un ammonimento della Commissione Nazionale di Garanzia per gli scioperi.

“Il primo cittadino è stato legittimamente eletto dai parmigiani – hanno attaccato i sindacati – ma questo non toglie che si debba confrontare con le organizzazioni sindacali e la Rsu del Comune di Parma, e non per questo si debba sentire svilito o sminuito nel proprio ruolo, visto che è la legge che lo prevede. Il confronto viene definito in base alla legge sulla rappresentanza”. Al primo cittadino si attribuisce anche un atteggiamento da “podestà” e poca trasparenza nella distribuzione dei fondi produttivi, che a seconda delle categorie dei lavoratori vengono destinati in modo e in quantità diverse. Inoltre secondo i rappresentanti dei lavoratori, negli ultimi mesi di trattativa nessuna proposta dei sindacati sarebbe stata accolta dall’amministrazione. E a rimetterci sono i dipendenti, come i vigili urbani o i lavoratori dei servizi educativi, che operano in condizioni sempre più difficili e con organici ridotti. “L’amministrazione non riconosce il ruolo delle organizzazioni sindacali – hanno chiarito le sigle sindacali – L’atto unilaterale non risolve la questione, ma inasprisce gli animi e rende il Comune un luogo di malessere dove si lavora con insoddisfazione. Un tempo esisteva il Comune Amico, oggi invece sembra che ci sia un’amministrazione nemica di tutti coloro che lavorano in Municipio”.