Dopo gli scontri e le proteste, è l’ora dell’ultimatum per gli occupanti del Gezi Park di Istanbul. Il premier turco Recep Tayyip Erdogan, infatti, ha lanciato oggi un “ultimo avvertimento” ai manifestanti, intimando loro di lasciare il parco. Parole riprese anche dal ministro degli interni Muammer Guler, il quale ha ribadito questa mattina che i manifestanti che occupano ancora il simbolo della protesta devono andarsene. “Abbiamo preso le misure di sicurezza necessarie. La polizia è pronta a intervenire ed a ripristinare l’ordine e garantire la sicurezza” ha affermato. E alle minacce, il premier ha fatto seguire azioni concrete. Come riferito da un corrispondente dell’Abc, le ruspe sono in azione nel parco simbolo della protesta per abbattere le barricate. Ma i manifestanti non hanno intenzione di mollare la presa. A esprimere l’intenzione di resistere è stato l’avvocato Can Atalay, portavoce della Piattaforma Solidarietà Taksim, a cui aderiscono 116 movimenti della protesta: “Resteremo con le tende, i sacchi a pelo, le nostre canzoni, i nostri libri, i nostri poemi e le nostre rivendicazioni”.

E il premier ha aperto a un incontro con i rappresentanti della piattaforma che è in calendario per stasera. I manifestanti, però, dopo aver respinto l’ultimatum del premier, si preparano a un’altra notte di possibili scontri. La forte presenza in zona di blindati, autobus e ruspe della polizia ha fatto temere un attacco già all’inizio del pomeriggio contro le piccole barricate del parco. L’ultima irruzione della polizia a Piazza Taksim  risale all’alba di martedì. Non solo. Contemporaneamente Erdogan ha anche respinto critiche rivolte al governo di Ankara, fra l’altro per l’uso “sproporzionato ed eccessivo della forza” in una risoluzione al vaglio dell’Europarlamento nella giornata odierna. “Non riconosco alcuna decisione presa sulla Turchia dall’ Europarlamento” ha detto Erdogan all’agenzia di stampa Anadolu.

E la piccola tv privata di opposizione Hayat tv, che ha coperto da vicino da due settimane la protesta dei giovani anti-Erdogan, rischia la chiusura, scrive in una lettera aperta il suo direttore Mustafa Kara. Ufficialmente la tv, che trasmette dal 2007, rischia di chiudere perchè l’Autority televisiva turca (Rtuk), nominata dal governo, ritiene che non abbia una licenza valida. Ma secondo Kara si tratta di una punizione per essere stata una delle poche tv turche a seguire in diretta la protesta.

Questo sul piano della politica. La cronaca, invece, dà notizie ancora peggiori. Secondo quanto riferito dal sito del giornale Zaman, uno dei giovani manifestanti ferito negli scontri del primo giugno ad Ankara è morto in ospedale per le ferite riportate: si tratta della quinta vittima delle ultime due settimane di incidenti. E all’indomani della battaglia urbana con cui la polizia ha ripreso il controllo di piazza Taksim, la notte sia a Istanbul che ad Ankara è trascorsa ancora sotto il segno della tensione. Dopo la mezzanotte, e nonostante il fatto che la polizia presidiasse il centro delle due più importanti città della Turchia, di nuovo incidenti ad Ankara, dove gli agenti antisommossa hanno disperso con la forza circa 2mila manifestanti a Tunali. A Istanbul circa mille persone sono tornate nella notte a piazza Taksim, fortemente presidiata dalla polizia, nonostante il divieto delle autorità mentre nella città risuonava un concerto di protesta di clacson e pentole. Ma non sono stati registrati disordini e a Gezi Park il suono di un pianoforte ha sostituito quello dell’esplosione di lacrimogeni e granate assordanti della notte precedente.

Ieri sera, invece, dopo un incontro fra il premier Recep Tayyip Erdogan e 11 artisti e universitari presentati come rappresentanti della società civile, il numero due del partito islamico Akp Huseyin Celik non ha escluso l’organizzazione di un referendum a Istanbul sulla distruzione di Gezi Park e ha intimato ai manifestanti che ancora vi si trovano di lasciarlo. La Piattaforma di Gezi Park ha tuttavia respinto l’offerta di un possibile referendum, che secondo la Piattaforma di Solidarietà Taksim (che riunisce 116 movimenti della protesta) non avrebbe base legale in quanto è previsto solo per le materie costituzionali.  Inoltre, ha precisato un portavoce della Piattaforma, un tribunale ha già disposto dieci giorni fa la sospensione del progetto di realizzazione di una replica di una caserma ottomana previsto al posto del parco. Il presidente del consiglio di stato turco Huseyin Karakullukcu ha inoltre affermato, riferisce Hurriyet online, che un ipotetico referendum consultivo non potrebbe modificare la decisione di un tribunale.